[Ravalistan – Una finestra su Barcellona] Ravalistan

BARCELLONA – Il Raval prima lo chiamavano Barrio Chino. Era sempre considerato il quartiere più malfamato di Barcellona, ma lo popolavano soprattutto spagnoli poveri.

Tra l’altro, Barrio Chino in spagnolo significa quartiere cinese, ma i cinesi a Barcellona si concentrano in tutt’altra zona. Qui ci vivono soprattutto pakistani, filippini e marocchini. Il 56% della popolazione immigrata di Ciutat Vella, il distretto che nella capitale catalana corrisponderebbe al centro storico.

Mi hanno detto che la Rambla del Raval, che ospita il famoso gatto di bronzo opera di Botero, in urdu viene chiamata Rambla scacciapensieri: quando hai un problema ti siedi tra le sue palme e ti senti subito meglio.

Gli italiani nel quartiere sarebbero solo sesti, ma la nostra carta d’identità di cittadini europei ci risparmia tutta una serie di problemi che i miei vicini conoscono bene: non devi allontanarti immediatamente da una cabina telefonica distrutta, tanto incrimineranno l’immigrato più vicino. Che se nel suo negozio non mette il nome della frutta in catalano, potrebbe pagare una multa salata, mentre sua moglie potrebbe essere fermata dalla polizia se il velo le copre il volto.

E tutta un’altra serie di amenità che, senza addentrarsi nei meandri delle leggi sull’immigrazione spagnola (per quello avremo tempo), spesso si curano in due modi: o paghi un’azienda per fingere di assumerti, o ti sposi.

La prima proposta di matrimonio che ho ricevuto (anche l’unica, mi sa) è stata pressappoco così: “Mi vuoi sposare? Così mi danno i documenti. Ti pago 3.000, 4.000 euro, il prezzo lo fai tu”.

Non sapevo se defenestrare il pretendente o sfregiarlo con l’acido muriatico, che si usa invano per liberare le tubature di queste case vecchie, in cui certi catalani non verrebbero mai a vivere. Poi mi sono detta, chi sono per giudicare, io che ho la pappa pronta e tutte le porte aperte.

E ho ripensato all’adesivo che ho trovato sul frigorifero della mia prima casa nel Raval, quando temevo che in un quartiere così particolaristico, nella babelica Barcellona, non mi sarei mai integrata.

 We  ♥ Ravalistan.

Ed è vero. Il Raval si ama o si odia. E io lo amo, non lo cambierei con nessun altro quartiere al mondo.  Spero che, leggendo leggendo, lo amiate anche voi.

Maria Marchese

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Redazione

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