Papa Francesco: Perdono per globalizzazione indifferenza

LAMPEDUSA –La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza”.

È il punto centrale dell’omelia di Papa Francesco nel suo primo viaggio in Italia, caratterizzato da toni di forte denuncia. “Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”, ha ammonito il Papa, secondo il quale oggi “ritorna la figura dell’Innominato di Manzoni”, perché “la globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti ‘innominati’, responsabili senza nome e senza volto”.

Chiediamo perdono – ha detto – per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo perdono per chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi”.

Adamo, dove sei?”: è la prima domanda che Dio rivolge all’uomo dopo il peccato, ha ricordato il Papa nell’omelia. L’uomo della Genesi “è un uomo disorientato che ha perso il suo posto nella creazione perché crede di diventare potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E l’armonia si rompe, l’uomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con l’altro che non è più il fratello da amare, ma semplicemente l’altro che disturba la mia vita, il mio benessere”.

Così, Dio pone la seconda domanda: “Caino, dov’è tuo fratello?”. “Il sogno di essere potente, di essere grande come Dio, anzi di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che è catena di morte, porta a versare il sangue del fratello!”, ha ammonito il Papa, secondo il quale “queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forza”.

Tanti di noi, mi includo anch’io – le parole di Papa Francesco – siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito”.

Adamo dove sei?”, “Dov’è il sangue di tuo fratello?”, ha concluso il Papa, ripetendo le due domande che hanno scandito l’intera omelia.

Stampa articolo

Michele Docimo

Aversano (in prestito a Trieste), eterno indeciso: giornalista free lance, comunicatore sociale, fotoreporter, videomaker, copywriter, storyteller, formatore, speaker ed autore radiofonico. Dirige NOTIZIE MIGRANTI [www.ntoziemigranti.it] e CONTRASTOTV [www.contrastotv.it]. E’ presidente di MIGR-AZIONI APS [www.migr-azioni.info]. A sei anni ha imparato a leggere e da allora non ha più smesso. Oggi sta cercando di imparare a scrivere. È convinto che gli africani salveranno gli italiani.