L’odissea dei piccoli migranti diventa una pièce teatrale

Lo spettacolo è realizzato coi ragazzi afgani, pakistani e nigeriani arrivati da soli nel nostro paese. Prossime tappe Roma, Prato e Lecce.

 ROMA – Sono arrivati in Italia da soli Provengono da paesi lontani: l’Afghanistan, il Pakistan, la Nigeria, il Senegal.

Ma si sono tutti imbarcati in viaggi indescrivibili, durante i quali hanno subito violenze, vissuto drammi troppo grandi per la loro età.

Ora portano la loro “Odissea”sulle scene grazie a un laboratorio del Teatro Cargo di Genova. Uno spettacolo che ha già fatto il tutto esaurito, dopo una tappa in Svizzera e una performance per la ministra Kyenge, si appresta ad andare in tournèe per l’Italia: da Prato a Roma fino a Lecce.

Lo spettacolo dal titolo “L’Odissea dei ragazzi- una storia d’amore” è interpretato dai minori non accompagnati arrivati in Italia e che oggi sono quasi tutti rifugiati politici.

Abbiamo lavorato insieme per circa un anno. Ne è nato uno spettacolo di forte impatto emotivo. Il filo conduttore è l’Odissea, grande racconto archetipico della cultura Mediterranea e viaggio avventuroso in cui i ragazzi hanno potuto riconoscere e raccontare il proprio viaggio personale -racconta la regista Laura Sicignano -. Lo spettacolo parla di amore e di guerra, di speranza e di nostalgia, di madri e di amanti: avventure e sentimenti che questi ragazzi hanno in comune con Ulisse”.

I ragazzi hanno lavorato con un’attrice e una regista. “Non si è voluto trattare le storie personali di questi ragazzi, per altro troppo dolorose -spiegano –  ma esse trapelano con grande potenza dai corpi e dagli sguardi dei protagonisti, comunicando un’inspiegabile fiducia nel futuro”.

La regista racconta che all’inizio è stato difficile instaurare un dialogo coi ragazzi, e non solo per un problema linguistico. “Solo alcuni sapevano leggere e scrivere. Nessuno aveva voglia di parlare di sé -spiega – Abbiamo trovato presto un codice di espressioni, gesti, emozioni per capirci, anche perché il materiale su cui abbiamo lavorato è umano, comune a tutti. Guerra, nostalgia, amore, sensualità, padre, madre, figli, violenza, gruppo, gioco, diventare grandi. Ognuno ha trovato nell’Odissea le storie della propria vita, identificandosi immediatamente ora in Ulisse, un viaggiatore abbastanza scaltro da salvarsi la pelle e pieno di malinconia; ora in Telemaco, un ragazzo in mezzo ad una storia più grande di lui. Le poche frasi dello spettacolo derivano o dalla stessa Odissea o sono state dette dai ragazzi, durante i nostri incontri, in scena o fuori scena. Ci siamo incontrati in modo discontinuo, senza sapere dove saremmo arrivati -continua Sicignano – tra un guaio di uno e la borsa lavoro dell’altro, l’esame di terza media e le partite di calcetto; tra la diffidenza iniziale, diciamolo, l’ostilità reciproca, gli scontri culturali e la gestione di un’autorevolezza che non è scontata per un gruppo di adolescenti maschi, specie se la regista e l’attrice sono due donne adulte occidentali”.

Il percorso del Teatro Cargo con i giovani rifugiati è poi proseguito in due ulteriori tappe: un nuovo spettacolo che ha appena debuttato a Genova, dal titolo “Bianco&nero”, sul tema del rapporto tra generi e culture, che vede in scena un giovane nigeriano e un’attrice professionista italiana incontrarsi, confrontarsi, raccontarsi, scontrasi.

È stato poi scritto un monologo, “Compleanno afgano” scritto a quattro mani da Laura Sicignano e Ramo Safi, un ragazzo ora 18enne afghano, arrivato da solo,via terra dall’Afghanistan a causa di gravi persecuzioni nel suo paese.

photo credit: Emanuele Camerini via photopin cc

Michele Docimo

Aversano (in prestito a Trieste), eterno indeciso: giornalista free lance, comunicatore sociale, fotoreporter, videomaker, copywriter, storyteller, formatore, speaker ed autore radiofonico. Dirige NOTIZIE MIGRANTI [www.ntoziemigranti.it] e CONTRASTOTV [www.contrastotv.it]. E’ presidente di MIGR-AZIONI APS [www.migr-azioni.info]. A sei anni ha imparato a leggere e da allora non ha più smesso. Oggi sta cercando di imparare a scrivere. È convinto che gli africani salveranno gli italiani.

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