Spose bambine: Approvata mozione contro matrimoni forzati

«È stata approvata quest’oggi, all’unanimità, la mozione sul contrasto al fenomeno delle spose bambine. Drammatico fenomeno diffusamente presente in varie parti del mondo», è quanto dichiara il senatore Lucio Romano esponente di Democrazia Solidale e vice presidente della Commissione Politiche Europee.

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«La mozione impegna il Governo ad attivarsi, nelle sedi internazionali, a svolgere tutte le azioni opportune per garantire il rispetto della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza da parte dei Paesi firmatari e dove è presente questa piaga sociale. Non solo. Assumere tutte le opportune iniziative per la piena attuazione della risoluzione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite “Child, early and forced marriages” contro il perpetrarsi della pratica dei matrimoni con spose precoci forzati o combinati a distanza. Infine, con la mozione, il Governo si impegna a valutare, in uno scambio sinergico con il Parlamento, l’opportunità di dotare l’Italia di un’apposita normativa per configurare il matrimonio precoce forzato e tutte le attività connesse quali nuove fattispecie delittuose» continua il senatore Romano firmatario della Mozione.

Spose bambine:Un triste scenario

«La mozione, promossa dalla vice presidente del Senato Valeria Fedeli e sottoscritta da altri colleghi, è la testimonianza di un corale sentire per sensibilità e avvertita attenzione su tema così drammatico e tanto ancora diffuso. Basta ricordare che nel mondo ogni sette secondi una ragazza di età inferiore ai 15 è costretta a sposarsi con un uomo molto più grande di lei. Ad oggi circa 700 milioni di donne spose prima dei 18 anni, delle quali ben un terzo prima dei 15 anni. Nel 2030 previste oltre 950 milioni di donne spose  giovanissime; nel 2050 addirittura oltre un miliardo e mezzo di minorenni saranno costrette a matrimoni precoci e forzati.

E da questo triste fenomeno l’Europa non è esente. Questo vuol significare che c’è tutta una sofferenza alla quale bisogna dare una risposta, sul piano diplomatico internazionale, normativo nazionale e non solo, educativo, economico e comunque culturale. Un percorso che richiederà certamente tempi non brevi ma non possiamo permetterci di sottovalutarlo.

Lo impongono i diritti umani fondamentali e il riconoscimento della libertà a vivere, a poter studiare di milioni di donne bambine e adolescenti. Devono essere loro protagoniste autonome e libere della propria vita», conclude Romano.

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Redazione

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