Afghanistan: Un paese senza pace. Una guerra senza fine

Anche oggi è un giorno di pianto per il popolo dell’Afghanistan

Un kamikaze, in Afghanistan, ha colpito una moschea nella città di Gardiz, la capitale della provincia orientale della paktia, venerdì pomeriggio, uccidendo  28 persone ed ha ferito più di 80 persone, lo hanno confermato funzionari locali. L’attacco è stato portato a termine da due kamikaze all’interno della moschea Sahib-ul-Zaman nella zona di Khwaja Hassan nella zona PD2 della città. Il capo della polizia provinciale Raz Mohammad Mandozai ha fatto sapere che i due kamikaze si erano  vestiti da donne ed  hanno fatto detonare i loro esplosivi all’interno della moschea durante le preghiere del venerdì. Secondo Khan Ahmadzai, capo del dipartimento di sanità pubblica, almeno 29 persone sono state uccise e altre 80 ferite nell’attacco.

Il presidente Ashraf Ghani in una dichiarazione ha condannato l’attacco suicida in Paktia, definendolo “atto criminale e non islamico“. Il presidente ha detto che tali attacchi non possono influenzare l’unità tra gli afghani. Nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dell’attacco.  L’imam Saidagha ha duramente condannato le feroci attacchi dei talebani ed ha chiamato i talebani “gli animali selvatici, i talebani non sono musulmani e questa cosa deve essere chiara al mondo che la religione islam non c’entra niente con questi terroristi. Se fosse l’islam il problema, io essendo un imam non trovo da nessuna parte scritto nè nel Corano ne da qualche altra parte di uccidere e di far spargere il sangue!!

Il grande gioco in Afghanistan

Il cessate  fuoco tra governo e gruppi di combattenti integralisti non è esteso ed hanno ingannato il popolo afgano come al solito. Nel giro di poche ore la fragile tregua era già stata insanguinata da due attentati, con un bilancio di almeno 49 morti. Durante il cessate fuoco nel distretto del Rodat, nella provincia di Nangarhar 36 persone sono rimaste uccise e oltre sessanta ferite quando il kamikaze si è fatto esplodere in mezzo a una folla di militari afgani e talebani che festeggiavano insieme la tregua in coincidenza con le festività dell’Eid. A Jalalabad hanno preso di mira la zona  degli uffici del governatore e un’altro attentatore suicida ha portato con sé le vite di almeno 15 persone nella stessa provincia. È stato questo il “cessate il fuoco” dei terroristi, che hanno fatto piangere  tante famiglie durante le festività: chi ha perso genitori, chi i figli o i fratelli.

Quella in Afghanistan è la guerra più lunga mai combattuta dagli Usa: iniziata ad ottobre del 2001, malgrado abbia visto, al suo picco,  schierati oltre 140 mila soldati di 51 Paesi nel 2011, e gli annunci di disimpegno prima di Barack Obama e poi in campagna elettorale di Donald Trump, le truppe Usa sono ancora nel Paese, come quelle italiane, dopo quasi 18 anni. Il presidente americano Donald Trump ha chiesto a “tutti i Paesi un’azione decisiva contro i talebani e la rete terroristica che li sostiene“, ma non è stato ottenuto nessun risultato!!!!

La soluzione per portare pace in questo paese martoriato è di aspettare che gli americani ed i russi vadano a vivere su Marte???

Secondo il governo afghano, dietro alle recrudescenze degli ultimi giorni ci sarebbe il Pakistan, accusato, ormai da anni, di dare protezione agli estremisti, tra cui proprio i talebani e la rete Haqqani, spesso tirata in ballo negli ultimi anni, come parte importante di tutta questa storia.

Negli ultimi mesi sono stati più di 50 gli attentati terroristici portati a termine in Afghanistan, ma poco o nulla viene detto dai media mondiali. Come se il terrorismo non facesse più notiza se non per fatti eclatanti.

Atai Walimohammad

photo credit: Michele Docimo

 

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Atai Walimohammad

Nato in Afghanistan nel 1996, dopo aver frequentato la scuola superiore di Nangarhar, si è specializzato in grammatica di inglese presso Kabul English Language Centre. Si è occupato attivamente di diritti umani sin da piccolo, era piccolo quando suo padre Medico Atta Mohammad fu ucciso dalla gente del posto con l’aiuto dei talebani. Già in qualità di giovane insegnante e Artista delle sculture per Atai English Language Centre (2011-2012) aveva sviluppato un interesse particolare per i diritti delle donne e bambini del suo villaggio. Fin dai primi anni della sua infanzia si abitua a vivere a contatto con la guerra, della quale sperimenta tutte le passioni attraverso i successi e le sconfitte di suo padre. Atai imparò tanto dai libri lasciati dal suo papà, il suo papà cercò di spiegare al popolo afgano che l'istruzione è arma più del fucile, e per questo fu rapito dai talebani ed impiccato in una pubblica esecuzione. Nel 2012 Atai Walimohammad scampa miracolosamente ad un attentato talebano, chiede ed ottiene asilo in Italia, dove inizia un capillare lavoro di informazione e dialogo interreligioso e interculturale. Si è laureato in Italia in scienza della mediazione linguistica, fa l’interprete e mediatore interculturale presso commissioni territoriali, tribunali, questure e ospedali. Lavora nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati. vuole diventare medico come suo padre e si sta preparando per cominciare il corso di laurea in medicina.

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