Afghanistan: I bambini pagano il prezzo più alto della guerra

Effetti della guerra sui bambini afgani e Perdita di fiducia

La perdita della fiducia è una delle conseguenze del conflitto: i bambini e i giovani possono perdere la fiducia, negli altri e nel futuro. Spesso diventano ansiosi, depressi e, in certi casi, aggressivi.
Milioni di bambini e giovani in tutto il mondo specialmente in Afghanistan sono coinvolti in conflitti armati. Ogni giorno si confrontano con violenza, pericolo, sfruttamento, paura e perdita. Molti bambini sono costretti a fuggire. Alcuni testimoniano la morte dei propri cari.

Alcuni sono costretti a farsi reclutare con i gruppi terroristici come TALEBANI e ISIS o a premere il grilletto da soli. Le comunità sono divise e non possono più fornire un ambiente sicuro per i bambini. Gli adulti sono impegnati a sopravvivere, i genitori hanno poco tempo per i loro figli o la maggior parte dei bambini hanno perso i loro genitori. Le scuole e i parchi giochi sono danneggiati o rilevati da gruppi armati, e i giocatoli dei bambini sono i veri armi.

Diritti Violati

Durante il conflitto, i diritti dei bambini e dei giovani sono violati su vasta scala; i loro diritti di essere protetti dalla violenza, dall’abuso, dall’abbandono, dallo sfruttamento di essere usati come bombe umane.  

Le scuole spesso diventano bersagli, i giovani afghani vivono e lavorano sulle strade, ed il governo afgano e la comunità internazionale non fa molto per proteggerli.

Generazioni di bambini hanno pagato il prezzo più alto in un paese che ha perso la pace fin dagli anni ’70. Un rapporto del New York Times dell’aprile 2018 citava la violenza diffusa come motivo principale della dispersione scolastica.

L’Afghanistan rimane sospeso nello spazio liminale tra conflitto e ripresa, e nonostante miliardi di dollari siano stati pompati in sforzi di ricostruzione finanziati a livello mondiale. L’ultima valutazione del governo degli Stati Uniti ammette che gli obiettivi di crescita e stabilizzazione che le sue agenzie umanitarie hanno promulgato in un conflitto incessante potrebbero essere “non realistici“.

Un difficile presente

Le poche istituzioni che difendono la protezione e i diritti dei minori afgani hanno subito danni devastanti. L’attacco di gennaio 2018 all’ufficio di Save the Children a Jalalabad, dopo la morte di tre membri del suo staff, l’organizzazione di beneficenza ha chiuso i suoi programmi nel paese – un ennesimo colpo simbolico e pratico per la protezione dei minori. Tanti bambini fuggono e che sono fuggiti dagli attacchi nei villaggi vicini e sono senza genitori vengono sfruttati dai signori della guerra, talebani o ISIS per farli reclutare nella loro rete come bambino soldati.

Atai Walimohammad

Nato in Afghanistan nel 1996, dopo aver frequentato la scuola superiore di Nangarhar, si è specializzato in grammatica di inglese presso Kabul English Language Centre. Si è occupato attivamente di diritti umani sin da piccolo, era piccolo quando suo padre Medico Atta Mohammad fu ucciso dalla gente del posto con l’aiuto dei talebani. Già in qualità di giovane insegnante e Artista delle sculture per Atai English Language Centre (2011-2012) aveva sviluppato un interesse particolare per i diritti delle donne e bambini del suo villaggio. Fin dai primi anni della sua infanzia si abitua a vivere a contatto con la guerra, della quale sperimenta tutte le passioni attraverso i successi e le sconfitte di suo padre. Atai imparò tanto dai libri lasciati dal suo papà, il suo papà cercò di spiegare al popolo afgano che l'istruzione è arma più del fucile, e per questo fu rapito dai talebani ed impiccato in una pubblica esecuzione. Nel 2012 Atai Walimohammad scampa miracolosamente ad un attentato talebano, chiede ed ottiene asilo in Italia, dove inizia un capillare lavoro di informazione e dialogo interreligioso e interculturale. Si è laureato in Italia in scienza della mediazione linguistica, fa l’interprete e mediatore interculturale presso commissioni territoriali, tribunali, questure e ospedali. Lavora nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati. vuole diventare medico come suo padre e si sta preparando per cominciare il corso di laurea in medicina.

Shares