37 mila nuove persone in fuga ogni giorno e non sono tutti diretti in Italia

Cresce ancora il numero delle persone costrette a scappare da guerre, violenze e persecuzioni, per l’anno 2018 la stima sale a 70,8 milioni, più della popolazione italiana (60 milioni), meno della Germania (80 milioni), che si conferma lo stato europeo che accoglie il maggior numero di rifugiati, 1,1 milioni, come il Sudan.

I dati provengono dal rapporto Global Trends dell’Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) che sancisce un aumento del fenomeno per il sesto anno consecutivo: nel 2017 le persone costrette a fuggire erano 68,5 milioni, nel 2009 43,3 milioni, quasi la metà, che tra i due è sicuramente il dato più allarmante.

C’è una tendenza nel lungo periodo all’aumento del numero di persone che fuggono in cerca di sicurezza da guerre, conflitti e persecuzioni.” afferma Filippo Grandi dell’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati.

Guerre e crisi in Siria, Etiopia e Venezuela hanno generato l’aumento degli ultimi anni.

La cifra di 70,8 milioni è divisibile in 3 gruppi principali:

i rifugiati, ovvero persone costrette a fuggire dal proprio Paese a causa di conflitti, guerre o persecuzioni, sono 25,9 milioni su scala mondiale (inclusi i 5,5 milioni di rifugiati palestinesi);

i richiedenti asilo, persone che si trovano al di fuori del proprio Paese di origine e che ricevono protezione internazionale, in attesa dell’esito della domanda di asilo, sono 3,5 milioni;

gli sfollati in aree interne al proprio Paese (di solito definiti sfollati interni – Internally Displaced People/IDP), il gruppo più numeroso, sono 41,3 milioni di persone.

La Turchia, per il quinto anno consecutivo, risulta essere il paese ad aver ospitato il maggior numero di rifugiati in tutto il mondo, 3,7 milioni di persone (mi limito al dato, senza approfondire in questa sede il come e il perché di questa accoglienza), seguono il Pakistan, 1,4 milioni e l’Uganda, 1,2 milioni di persone. Il Libano, invece, ospita il più alto numero di rifugiati rispetto alla propria popolazione nazionale: un abitante del Libano su sei, infatti, è un rifugiato. Gli Stati Uniti hanno raccolto il maggior numero di domande d’asilo, oltre 254 mila, seguiti da Perù (192.500) e Germania (161.900).

Stiamo assistendo a manifestazioni di generosità e solidarietà, specialmente da parte di quelle stesse comunità che accolgono un numero elevato di rifugiati. Stiamo inoltre assistendo a un coinvolgimento senza precedenti di nuovi attori, fra cui quelli impegnati per lo sviluppo, le aziende private e i singoli individui, che non soltanto riflette ma mette anche in pratica lo spirito
del Global Compact sui Rifugiati
” prosegue Filippo Grandi.

La soluzione migliore per ogni rifugiato è fare ritorno nel proprio Paese volontariamente in condizioni sicure e dignitose e, solo in assenza di ciò, sono contemplate l’integrazione nella comunità di accoglienza o il reinsediamento in un Paese terzo.
Tutte soluzioni sensate che risultano ancora troppo difficili da mettere in atto: nel 2018 solo 92.400 rifugiati sono stati reinsediati (meno del 7% di quanti sono in attesa); circa 593.800 rifugiati hanno potuto fare ritorno nel proprio Paese, mentre 62.600 hanno acquisito una nuova cittadinanza per
naturalizzazione.

Si tratta di un lavoro complesso che vede l’impegno costante dell’UNHCR, ma che richiede che anche tutti i Paesi collaborino per un obiettivo comune. Rappresenta una delle grandi sfide dei nostri tempi.” conclude Filippo Grandi dell’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati.

È l’unico modo per ottenere risultati, affiancare alla generosità e solidarietà di comunità virtuose, una necessaria collaborazione politico-economica a livello globale, con un ruolo attivo, per la sua centralità geografica nel Mediterraneo, svolto dallo stato italiano che, è bene sottolinearlo, non è mai citato tra quelli che sono investiti in misura maggiore dal fenomeno migratorio forzato, nonostante l’opinione pubblica sia orientata a pensare il contrario.

GLOBAL TRENDS 2018 – 8 FATTI SUI RIFUGIATI
CHE E’ NECESSARIO CONOSCERE

MINORI. Nel 2018, un rifugiato su due era minore, molti (111.000) soli e senza famiglia.
PRIMA INFANZIA. L’Uganda ha registrato 2.800 bambini rifugiati di età pari o inferiore a
cinque anni, soli o separati dalla propria famiglia.
FENOMENO URBANO. È più probabile che un rifugiato viva in paese o in città (61%) che in aree rurali o in un campo rifugiati.
RICCHI E POVERI. I Paesi ad alto reddito accolgono mediamente 2,7 rifugiati ogni 1.000 abitanti; i Paesi a reddito medio e medio-basso ne accolgono in media 5,8; i Paesi più poveri accolgono un terzo di tutti i rifugiati su scala mondiale.
DOVE SI TROVANO. Circa l’80% dei rifugiati vive in Paesi confinanti con i Paesi di origine.
DURATA. Quasi 4 rifugiati su 5 hanno vissuto da rifugiati almeno per cinque anni. Un rifugiato su 5 è rimasto in tale condizione per almeno 20 anni.
NUOVI RICHIEDENTI ASILO. Nel 2018 il numero più elevato di nuove domande d’asilo è stato presentato da venezuelani (341.800).
PROBABILITÀ. Nel 2018, 1 persona ogni 108 era rifugiata, richiedente asilo o sfollata. 10 anni prima la proporzione era di 1 su 160.

Giovanni D’Errico

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Giovanni D'Errico

Originario della provincia di Napoli, ho studiato sociologia e da sempre lavoro nel terzo settore come mediatore culturale. A ciò si aggiunge una passione per l’immagine (fissa e in movimento) che mi porta spesso a scuola ad insegnare ai ragazzi come comunicare con il linguaggio multimediale. Ho deciso di contribuire al progetto di Notizie Migranti perché sono avvilito da come si parli sempre peggio del fenomeno delle migrazioni; c’è bisogno di raccontare davvero l’immigrazione, senza i condizionamenti che impone il consenso elettorale, portando la narrazione ad un livello più profondo, ad un livello umano.