ROMA – Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo al disegno di legge per l’attuazione del nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo.
Il provvedimento introduce procedure di frontiera accelerate per chi proviene da Paesi considerati “sicuri“, con l’obiettivo di decidere sull’espulsione o l’accoglienza in tempi strettissimi (massimo 12 settimane).
Il meccanismo delle “12 settimane”
Il cuore della riforma risiede nella contrazione dei tempi per l’esame della domanda d’asilo. Chiunque arrivi da un Paese inserito nella lista dei “sicuri” (spesso stilata su criteri geopolitici e non di reale tutela dei diritti umani) verrà sottoposto a uno screening rapido direttamente nei centri di frontiera (hotspot o CPR). In soli tre mesi, la Commissione Territoriale dovrà emettere un verdetto: accoglienza o rimpatrio immediato.
Le criticità evidenziate dalle associazioni
Le organizzazioni umanitarie e i giuristi specializzati in diritto dell’immigrazione lanciano un allarme rosso. “Queste procedure rischiano di trasformare i centri di transito in vere e proprie prigioni a cielo aperto“, denunciano. La fretta nell’esame impedisce un’adeguata valutazione individuale, fondamento del diritto d’asilo.
Inoltre, l’accesso a un legale specializzato diventa estremamente difficile in tempi così brevi, limitando di fatto il diritto di difesa.
Il rischio concreto è che storie di persecuzione autentiche vengano ignorate in nome della semplificazione burocratica, portando a respingimenti collettivi vietati dalla Convenzione di Ginevra.
Il testo passerà ora all’esame del Parlamento, dove si preannuncia una battaglia sulle deroghe per i soggetti vulnerabili, inclusi i minori non accompagnati e le vittime di tratta.
L’attuazione del Patto avviene in un clima di forte pressione esterna, con l’UE che spinge per una “dimensione esterna” della migrazione sempre più marcata. Il rischio, sottolineato da molti osservatori, è che la semplificazione burocratica vada a scapito dell’esame individuale delle storie, fondamento del diritto d’asilo.
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