CASTEL VOLTURNO – La pubblicazione del bando di Invitalia per la realizzazione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) a Castel Volturno ha sollevato un’ondata di indignazione tra le realtà sociali e civili del territorio.
La struttura, definita nel comunicato come “il punto estremo di un sistema fondato sulla repressione”, rappresenta per molti una ferita aperta alla legalità costituzionale.
Non si tratta di sicurezza, denunciano le associazioni, ma di detenzione amministrativa per persone che non hanno commesso alcun reato, se non quello di essere “irregolari“.
Le testimonianze raccolte nelle inchieste de Lavialibera e da numerose reti per i diritti umani dipingono un quadro allarmante: cure mediche negate, abusi sistemici e pressioni persino sul personale sanitario per certificare l’idoneità al trattenimento.
Castel Volturno, un territorio già fragile e spesso abbandonato dalle istituzioni, si trova ora a dover fronteggiare l’ipotesi di una “prigione per innocenti” proprio dove servirebbero investimenti in lavoro, bonifiche e inclusione.
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