Terzo Settore lancia l’allarme per la tutela dei minori isolati. Intanto le rimesse sfiorano gli 8,6 miliardi

È iniziato ufficialmente ieri, martedì 19 maggio, in Commissione Affari Costituzionali al Senato l’iter di esame del disegno di legge n. 1869. Il testo di iniziativa governativa reca le deleghe e le disposizioni necessarie per l’attuazione nazionale del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo.
Con i tempi contingentati in vista della scadenza europea del prossimo 12 giugno, le forze politiche avranno tempo fino al 26 maggio per indicare i soggetti da audire.

La reazione del mondo dell’associazionismo è stata immediata e compatta. Un cartello di 27 organizzazioni della società civile — tra cui spiccano Intersos, Save the Children, Emergency e molte altre reti del Tavolo Asilo — ha diffuso un duro appello congiunto. Nel mirino dei difensori dei diritti umani vi è il concreto rischio di smantellamento dei percorsi di inclusione dedicati ai minori stranieri non accompagnati.
La preoccupazione maggiore riguarda la potenziale compressione della storica Legge Zampa (L. 47/2017): le associazioni chiedono a gran voce di garantire la piena tutela dei minori fin dal momento del loro arrivo, mantenendo in capo al Tribunale per i Minorenni l’esclusiva competenza sui rimpatri assistiti e impedendo che le procedure accelerate di frontiera e i meccanismi di screening obbligatorio in 7 giorni travolgano la parte più vulnerabile dei flussi.

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Secondo il Cruscotto statistico aggiornato ad oggi, 20 maggio 2026, dal Ministero dell’Interno, sebbene gli sbarchi complessivi siano in flessione (9.788 ingressi da inizio anno contro gli oltre 21.000 del 2025), quasi il 18,7% delle persone arrivate è composto da minori soli.

Parallelamente, i dati diffusi oggi dalla Fondazione Leone Moressa su elaborazione di Banca d’Italia restituiscono una narrazione radicalmente opposta a quella emergenziale dei confini.
Nel corso dell’ultimo anno, i lavoratori immigrati residenti in Italia hanno inviato ben 8,6 miliardi di euro in rimesse verso i propri Paesi d’origine (con il Bangladesh in testa a quota 1,7 miliardi).
Si tratta di una cifra imponente, superiore agli stanziamenti dello stesso Stato italiano per la cooperazione allo sviluppo (fermi a circa 6 miliardi), che dimostra come l’integrazione lavorativa generi coesione e welfare transnazionale, un pilastro strutturale che l’attuale testo del PNRR e il Piano Mattei continuano paradossalmente a ignorare.

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