La macchina burocratica della Fortezza Europa accelera la sua corsa, ma sul terreno dei diritti fondamentali l’impatto rischia di essere devastante.
Si sono chiuse in queste ore presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato le audizioni formali sul disegno di legge n. 1869, il testo con cui l’Italia si appresta a dare attuazione nazionale al Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo entro la scadenza vincolante del prossimo 12 giugno.
Nel corso degli interventi, un cartello compatto di oltre venti organizzazioni della società civile — supportato dall’analisi tecnica dell’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) — ha depositato una memoria difensiva durissima.
Al centro dell’allarme vi è la sorte dei minori stranieri non accompagnati, una componente strutturale dei flussi che nel 2026 sfiora ormai il 19% degli ingressi complessivi via mare secondo i dati aggregati del Cruscotto statistico del Viminale.
La critica radicale mossa dai giuristi si concentra sul meccanismo dei decreti delegati, in particolare sulla teorizzazione della “finzione giuridica di non ingresso” per chi viene sottoposto alle procedure accelerate alla frontiera.
Questo impianto, denunciano le reti umanitarie, rischia di erodere le storiche conquiste della Legge Zampa (L. 47/2017), un’eccellenza normativa italiana che stabilisce che un minore migrante sia innanzitutto un minore, indipendente dal suo status giuridico.
Con le nuove regole, gli accertamenti biometrici rapidi e lo screening obbligatorio compresso in soli 7 giorni minano alla base il principio del best interest of the child (l’interesse superiore del minore).
Diventa materialmente impossibile far emergere traumi psicologici derivanti dalle detenzioni in Libia o Tunisia in contesti di trattenimento coatto e in tempi così ristretti.
Il Terzo Settore evidenzia come l’obbligo di raccolta dei dati biometrici per il sistema Eurodac e la predeterminazione della pericolosità basata unicamente sul passaporto d’origine (il filtro dei Paesi considerati “sicuri”) configuri una regressione sistematica che viola l’articolo 10 della Costituzione italiana e la Convenzione di New York del 1989.
Il rischio imminente è la normalizzazione di un modello detentivo diffuso, dove la tutela individuale viene sacrificata sull’altare di un cinico algoritmo normativo e dell’efficienza amministrativa.
Il DDL n. 1869 definisce le deleghe per l’adeguamento dell’ordinamento italiano ai regolamenti UE del 14 maggio 2024. Introduce procedure rapide di confine con trattenimento fino a 12 settimane. La recente giurisprudenza della Corte Costituzionale (sentenza 78/2026) ha riaffermato che il trattenimento amministrativo incide sulla libertà personale e richiede piene garanzie difensive, un principio che i giuristi ritengono palesemente violato dalle nuove procedure accelerate a ridosso delle aree di sbarco.
Ricevi Notizie Migranti direttamente nella tua mail.
Approfondimenti settimanali, dietro le quinte e contenuti esclusivi
direttamente nella tua casella di posta.
https://notiziemigranti.substack.com
Entra a far parte della nostra community.
Unisciti a noi su Facebook per approfondire le storie di migrazioni.
https://www.facebook.com/notiziemigranti
Leggi tutti gli aggiornamenti sul nostro canale Telegram
https://t.me/notiziemigranti
Per news, analisi e contenuti esclusivi “Behind the Scenes”
Clicca qui per iscriverti al canale WhatsApp