Bruciati vivi per aver chiesto dignità: la strage di Amendolara è un fallimento collettivo

Amin, Ullah, Safi e Waseem: nomi, non numeri. Uccisi dal caporalato in Calabria perché chiedevano un contratto e il salario dovuto. L’appello del Vescovo Savino: “Basta con il silenzio sporco delle convenienze”