Povertà sanitaria in Italia. Le medicine sono un lusso

Mercoledì 4 dicembre 2019, è stato presentato il 7° Rapporto Donare per curare: Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus e BFResearch e realizzato – con il contributo incondizionato di IBSA – dall’Osservatorio sulla Povertà Sanitaria (organo di ricerca di Banco Farmaceutico).

Con “povertà sanitaria” si intende identificare le conseguenze della scarsità di reddito sull’accesso a quella parte delle cure sanitarie che restano a carico degli indigenti a causa del mancato intervento del SSN, come tipicamente accade per l’acquisto dei farmaci da banco e per la compartecipazione alla spesa sanitaria mediante il pagamento dei ticket.

Sergio Daniotti, Presidente Fondazione Banco Farmaceutico onlus, nel suo intervento sul rapporto, afferma che “La sconfitta della povertà, in Italia come in qualunque altro Paese del mondo, è utopia. Tuttavia, lavorare per tendere a questo obiettivo, fare quanto è in nostro potere affinché ci si avvicini il più possibile non solo è umanamente inevitabile ma è anche un vincolo etico. Fa parte dell’animo umano cercare la realizzazione di sé compiendo il bene e provare a compierlo nel miglior modo possibile.”

L’obiettivo del Rapporto, quindi, è sollecitare una presa di coscienza sul fatto che nel nostro Paese non solo migliaia di indigenti non si possono permettere le medicine, ma tantissimi di questi sono minori; perché se padri e madri hanno problemi economici non ci sono medicine per i figli.

Per tale ragione, la prima parte del documento è interamente dedicata all’infanzia. Sempre Sergio Daniotti sottolinea che “Senza migliaia di enti e associazioni che, in tutta Italia, offrono assistenza sociosanitaria gratuita, il quadro sarebbe ancora più drammatico; a 1.844 di esse, Banco Farmaceutico dona parte dei medicinali necessari per curare i loro ospiti.”

Giancarlo Rovati, Coordinatore Comitato Tecnico Scientifico, quando si parla di “povertà sanitaria” non bisogna “trascurare il fatto che anche la mancanza di salute può diventare una fonte di povertà, in assenza di adeguati supporti economici e sociali.”

I dati

Nel 2019, 473.000 persone povere non hanno potuto acquistare i farmaci di cui avevano bisogno per ragioni economiche.

La richiesta di medicinali da parte degli enti assistenziali è cresciuta, in 7 anni (2013-2019) del 28%.

Nel 2019, si è raggiunto il picco di richieste, pari a 1.040.607 confezioni di medicinali (+4,8% rispetto al 2018).

Servono soprattutto farmaci per il sistema nervoso (18,6%), per il tratto alimentare e metabolico (15,2%), per l’apparato muscolo-scheletrico (14,5%) e per l’apparato respiratorio (10,4%).

Servono, inoltre, presidi medici e integratori alimentari. Le difficoltà non riguardano solo le persone indigenti: 12.634.000 persone, almeno una volta nel corso dell’anno, hanno limitato – per ragioni economiche – la spesa per visite mediche e accertamenti periodici di controllo preventivo (dentista, mammografia, pap-test ecc…).

Ogni persona spende, in media, 816 euro l’anno per curarsi, mentre i poveri solo 128; tuttavia, le famiglie non povere spendono per i farmaci non coperti dal Servizio Sanitario Nazionale il 42% del proprio budget sanitario, mentre quelle povere il 62,5%. Questo, perché possono investire meno in prevenzione.

All’interno di questo quadro problematico, le famiglie povere con figli minorenni sperimentano paradossalmente (poiché sarebbe logico attendersi un supplemento di facilitazioni da parte delle istituzioni finalizzate alla tutela della salute) difficoltà aggiuntive: nel 40,6% dei casi (vs 37,2% delle famiglie povere senza figli), per ragioni economiche, hanno limitato la spesa per visite mediche e accertamenti periodici di controllo preventivo.

Le difficoltà sono superiori anche per le famiglie non povere con figli (ha limitato la spesa o rinunciato del tutto il 20,7% di esse) rispetto alle famiglie non povere senza figli (18,3%).

Considerando il totale delle famiglie (povere + non povere) ha limitato la spesa o rinunciato del tutto alle cure il 22,9% di quelle con figli, contro il 19,2% di quelle senza.

Particolarmente significativa è la spesa delle famiglie povere per il dentista e per i servizi odontoiatrici: solo 2,19 euro al mese, contro 31,16 euro del resto della popolazione. Non è un caso che la cattiva condizione del cavo orale sia diventata un indicatore dello stato di povertà.

Le famiglie povere, inoltre, possono spendere solamente 0,79 euro al mese per l’acquisto di articoli sanitari (contro 4,42 euro del resto della popolazione), 1,30 euro per le attrezzature terapeutiche (vs. 12,32), 4,61 euro per i servizi medico ospedalieri (vs. 19,10) e 1,31 euro per i servizi paramedici (vs. 9,35 euro).

Contenere la spesa sanitaria, per le famiglie indigenti, è necessario anche a fronte del fatto che la quota totalmente a carico dei cittadini (cioè non coperta dal SSN) è passata, tra il 2016 e il 2018 dal 37,3% al 40,3%. Contestualmente, la quota coperta dal SSN è passata dal 62,7% al 59,7%. E’ possibile scaricare qui il Rapporto completo

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Giovanni D'Errico

Originario della provincia di Napoli, ho studiato sociologia e da sempre lavoro nel terzo settore come mediatore culturale. A ciò si aggiunge una passione per l’immagine (fissa e in movimento) che mi porta spesso a scuola ad insegnare ai ragazzi come comunicare con il linguaggio multimediale. Ho deciso di contribuire al progetto di Notizie Migranti perché sono avvilito da come si parli sempre peggio del fenomeno delle migrazioni; c’è bisogno di raccontare davvero l’immigrazione, senza i condizionamenti che impone il consenso elettorale, portando la narrazione ad un livello più profondo, ad un livello umano.