Henri Cartier Bresson: Quando le foto… parlano

Eunuco della corte imperiale dell’ultima dinastia, Pechino, 1949. © Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos/Contrasto

CASERTA – «Non è la mera fotografia che mi interessa. Quel che voglio è catturare quel minuto, parte della realtà» amava ripetere Henri Cartier Bresson e in 96 anni di vita, di cui 73 passati con una macchina fotografica in mano, c’è riuscito appieno.

La summa dell’opera, e della visione di fotografia, di Cartier Bresson è esposta dal 1° novembre e fino al 14 gennaio 2013 presso gli appartamenti storici della Reggia di Caserta.

Quarantaquattro fotografie tra le più suggestive del grande maestro della fotografia in bianco e nero, accompagnate dal commento – tra gli altri – di Aulenti, Balthus, Baricco, Cioran, Gombrich, Jarmusch, Kundera, Miller, Scianna, Sciascia, Steinberg e Varda danno vita alla mostra “Henri Cartier-Bresson. Immagini e Parole“, organizzata dalla Soprintendenza in collaborazione con Civita, Contrasto, Magnum Photos e Fondation Cartier-Bresson.

In mostra si potrà ammirare una selezione aggiornata con nuovi contributi rispetto al progetto nato qualche anno fa, quando un gruppo di amici ha pensato di festeggiare il compleanno di Henri Cartier-Bresson chiedendo a intellettuali, scrittori, critici, fotografi o anche semplicemente grandi amici del maestro della fotografia, di scegliere e commentare ognuno la sua immagine preferita tra le tante, immortali, scattate da Cartier-Bresson.

Ne è nata una selezione di capolavori unici – forse le più incisive e celebri fotografie del grande autore francese – ognuna “chiosata” dalle parole affettuose e autorevoli di intellettuali e amici come Pierre Alechinsky, Ernst Gombrich, Leonardo Sciascia, Ferdinando Scianna e molti altri ancora.

La mostra, che è anche un volume a cura di Contrasto, offre una panoramica sintetica ma esaustiva dell’opera di Henri Cartier-Bresson.

Uno sguardo, il suo, sempre puntuale e profondo, attento e originale, sul mondo, i protagonisti, gli avvenimenti principali così come i piccoli, apparentemente insignificanti ma densi di vita, “attimi decisivi” che lui – e solo lui – riusciva a cogliere con la sua macchina fotografica quando, come affermava, si riesce a “mettere sulla stessa linea di mira il cuore, la mente e l’occhio”.

Una mostra che deve essere visitata tre volte:
la prima volta per ammirare le foto e contemplare e comprendere Cartier-Bresson,
la seconda per leggerne le didascalie ed i commenti ed approfondire i temi legati alla fotografia,
la terza visita alla mostra aprirà un mondo: il potere comunicativo delle immagini, le sue peculiarità stilistiche, il suo ruolo: e così le foto… parleranno!

Michele Docimo

 

 

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Redazione

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