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Staccò la croce uncinata dal Partenone. Addio a Manolis Glezos

E’ morto, all’età di 97 anni, Manolis Glezos, intellettuale, politico, eroe nazionale e leggenda della resistenza greca contro l’occupazione nazifascista.
Nasce nel 1922 nell’isola di Naxos, all’età di 12 anni si trasferisce ad Atene con la sua famiglia e inizia da subito a militare nella gioventù antifascista.

Manolis Glezos

Entra nella storia per aver staccato dall’Acropoli di Atene, nel 1941, la bandiera con la svastica, sostituendola con quella nazionale greca.
“Io e Apostolos Santas non ci sentivamo per niente contenti di vedere quel drappo rosso sopra la città. Il Partenone era il nostro campo giochi, il nostro simbolo, la nostra storia e il nostro orgoglio. Che cosa ci faceva quella croce uncinata lassù? Conoscevamo ogni cespuglio, ogni albero, ogni pietra della collina. Tra le colonne spezzate, ci muovevamo come gatti. Siamo arrivati all’asta della bandiera da un passaggio antico e abbiamo cambiato la svastica con la bandiera greca. Al mattino, tutta Atene ha visto il nostro drappo azzurro. I tedeschi erano furibondi. Noi tremavamo di paura, ma quanto abbiamo riso, quanto abbiamo riso”.
Per tale gesto viene arrestato, imprigionato e torturato ma la sua forza simbolica ha lo straordinario potere di rinvigorire la resistenza ellenica contro gli invasori.

Dal secondo dopoguerra è uno storico esponente della sinistra greca, all’epoca il partito comunista greco (KKE) era fuorilegge, e negli anni ’50 e ’60 viene arrestato diverse volte.

In totale Glezos è stato condannato 28 volte per le sue posizioni politiche, di cui tre volte a morte. Ha passato undici anni e cinque mesi in carcere e quattro anni e sei mesi in esilio all’estero, durante i quali ha studiato, imparato le lingue e si è laureato. È anche scampato nove volte a tentativi di omicidio.

Durante la sua carcerazione, Glezos viene eletto deputato nel 1961.
Ancora in carcere, nel 1962 viene rilasciato per le proteste pubbliche in Grecia e all’estero.

In occasione del colpo di stato del 21 aprile 1967 viene arrestato all’alba, detenuto per quattro anni consecutivi in diverse carceri e, infine, rilasciato nel 1971 dopo la generale amnistia.

Dal 2012 è Presidente del Consiglio Nazionale che chiede alla Germania la restituzione dei danni di guerra alla Grecia, su sua iniziativa, il Ministero delle Finanze greco decide di attivarsi concretamente per ottenere quel risarcimento.

A 91 anni è il più vecchio europarlamentare a Bruxelles, eletto con quasi mezzo milione di voti, dopo essere stato regolarmente rieletto al Parlamento di Atene in qualsiasi partito di sinistra si fosse presentato.
Si è sempre dichiarato europeista e quando Tsipras cambia il no al patto con l’Europa in un sì, Glezos si dimette e chiede scusa al popolo greco, “Ho sbagliato a fidarmi”.

Manolis Glezos è stato un lottatore indomito che si è considerato un partigiano:
“E’ una promessa fatta ai tanti amici partigiani che ho perso, perché giustiziati. Ci dicevamo: se muoio io, tu non mi dimenticare. È toccato a me restare vivo. L’uomo che vedete davanti a voi è tutta quella gente. E tutto questo è per non dimenticare di loro.”

Giovanni D’Errico

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