57 anni fa: il disastro di Marcinelle

Quando i lavoratori immigrati sottoposti a lavoro inumano, pesante, stracciante, pieno di pericoli per la vita e la salute erano italiani. Quando il dramma delle migrazioni riguardava la nostra popolazione.

«La vita nelle miniere belghe ci ha sorpreso molto, non era un lavoro come ci aspettavamo, era inumano, pesante, stracciante, pieno di pericoli per la vita e la salute. Siamo partiti dall’Italia sulla base di quel manifesto rosa appeso a tutte le finestre dei comuni. Manifesto che annunciava questo lavoro nelle miniere belghe come se fosse l’Eldorado. Ma ci siamo sentiti traditi».

Lo dice in un’intervista all’agenzia Sir, Sergio Aliboni, presidente della “Amicale des mineurs des charbonnages de Wallonie”, l’associazione che tiene viva la memoria delle vittime di Marcinelle con una serie di iniziative.

Giovedì 8 agosto, precisamente in località “Bois du Cazier”, 262 rintocchi della campana “Maria Mater Orfanorum” accompagneranno i nomi delle altrettante vittime della tragedia avvenuta nella miniera belga esattamente 57 anni fa.

Una celebrazione interreligiosa, una corona di fiori ai piedi della stele all’entrata del sito minerario e i racconti di quella e di altre tragedie riproporranno la storia di sofferenza e di speranza dell’emigrazione di ieri e di oggi.

«A distanza di 57 anni da questa tragedia – spiega Aliboni -, il ricordo è sempre vivo come se fosse oggi. Inoltre le conseguenze di questo lavoro in miniera le viviamo ogni giorno col respiro pesante dei nostri minatori ancora in vita, ma colpiti da quella terribile malattia, ‘la silicosi’».

photo credit: luc.viatour via photopin cc

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Michele Docimo

Aversano (in prestito a Trieste), eterno indeciso: giornalista free lance, comunicatore sociale, fotoreporter, videomaker, copywriter, storyteller, formatore, speaker ed autore radiofonico. Dirige NOTIZIE MIGRANTI [www.ntoziemigranti.it] e CONTRASTOTV [www.contrastotv.it]. E’ presidente di MIGR-AZIONI APS [www.migr-azioni.info]. A sei anni ha imparato a leggere e da allora non ha più smesso. Oggi sta cercando di imparare a scrivere. È convinto che gli africani salveranno gli italiani.