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Il coraggio delle scelte. La storia di Hakan Şükür

Lunga è la lista di calciatori che, appese le scarpette al chiodo, hanno tentato con successo la carriera politica. In Italia il più noto è probabilmente Gianni Rivera, primo Pallone d’Oro italiano, protagonista di Italia-Germania 4-3, deputato prima nelle fila della Democrazia Cristiana e poi dell’Ulivo. Tra i più famosi, Romario de Souza Faria, con 772 gol in partite ufficiali è il secondo miglior marcatore della storia, attaccante brasiliano campione del mondo nel 1994, senatore per il partito socialista in Brasile. E quello che ha sicuramente avuto la carriera più importante, George Weah, al terzo tentativo, diventato nel 2018 Presidente della Liberia.

C’è, invece, chi a causa della politica ha rovinosamente perso tutto, successo, soldi e libertà.
Hakan Şükür, ex-attaccante turco, con 51 gol primatista di reti della nazionale, un’istituzione per lo sport turco, ha giocato e segnato in Turchia e Inghilterra e in Italia in ben 3 diversi club.
Chiusa la carriera a 37 anni, nel 2011 entra in politica con l’AKP, il partito di Erdogan e oggi, considerato “traditore” e “terrorista”, è costretto a vivere negli Stati Uniti, lavorando come tassista di Uber, accusato di aver avuto un ruolo, mai veramente chiarito, nel golpe del 2016 ai danni del sultano turco.

La sua avventura politica dura pochissimo, soltanto due anni, perché già nel 2013 decide volontariamente di defilarsi, dopo uno scandalo corruzione. Ma l’inizio della sua tragedia politica e personale è la rottura tra Erdogan e Fethullah Gulen, il predicatore che vive negli Stati Uniti accusato dal governo turco di terrorismo.

“Quando ho aderito all’AKP, la Turchia era un Paese conforme agli standard dell’Unione Europea, ma la politica di Erdogan ha portato alla rigidità ed è stata presa una direzione completamente diversa: un orientamento verso il Medio Oriente anziché verso l’Europa”.

Hakan Sukur decide di sostenere Gulen e finisce nel mirino della giustizia turca per alcune frasi su Erdogan e il figlio Bilal. Intanto cominciano le minacce alla moglie, proprietaria di una boutique, e ai figli. Decide di emigrare negli Stati Uniti e il suo allontanamento è subito seguito dall’arresto del padre e la confisca di tutti i suoi beni. Nel 2016 La procura turca emette un ordine d’arresto nei suoi confronti con l’accusa di “appartenenza a gruppo terroristico armato”.

Non finisce qui, nel 2018, in California, Hakan Sukur apre una caffetteria ma inizia ad avere della strane visite, nel suo locale si presentavano ripetutamente dei suonatori di dombra, lo strumento musicale al quale spesso l’Akp fa riferimento come simbolo della vera musica turca. Capisce che si tratta di un’intimidazione e, non sentendosi al sicuro, decide di trasferirsi a Washington dove attualmente è autista Uber.

Oggi, sentendosi un perseguitato politico, dichiara “Sono un nemico del governo, non dello Stato o della nazione turca. Adoro la mia bandiera e il nostro Paese” e, nonostante tutto, prova ad inviare un messaggio a Erdogan: “Torna alla democrazia, alla giustizia e ai diritti umani. Interessati ai problemi della gente. Diventa il presidente di cui la Turchia ha bisogno”.

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