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Le mille e una declinazioni dell’odio.


Razza nazione identità. Le radici dell’odio | Autore: Marcella Delle Donne | Editore: Liguori | Anno di edizione: 2020 | Isbn/EAN: 9788820768904

di Giulio Gasperini

AOSTA – Parole come razza, identità, nazione sono tornate prepotentemente alla ribalta nel nostro contemporaneo; con loro, anche i concetti sottesi, che hanno però subito una mutazione, una trasformazione sostanziale e radicale. Il breve e agevole saggio di Marcella Delle Donne, edito da Liguori Editore, ci illustra proprio questo. Razza nazione identità. Le radici dell’odio, scritto in maniera scorrevole e persino appassionante, ci offre una sguardo d’insieme delle questioni correlate, offrendosi come ottimo strumento iniziale di approccio alla materia.

Delle Donne punta decisamente il riflettore dell’analisi rispetto al mondo contemporaneo: a quanto avvenuto e sta avvenendo in paesi come l’Ungheria e la Polonia o gli USA dell’amministrazione Trump, per presentarci fenomeni sempre più radicali e radicalizzati nell’individuare nell’alterità il nemico da combattere, la ragione del crollo dei “valori” costitutivi di una “nazione”. In questo senso, si motivano le decisioni piuttosto controverse rispetto all’innalzarsi di muri, all’opposizione feroce nei confronti dell’umanità in movimento, a un’erosione costante ma implacabile dei diritti nei confronti di alcuni gruppi sociali, in primis donne, migranti e comunità LGBTQ+.

Tutto pare giustificato dalla ridefinizione di alcune categorie, come quella dell’alieno e dell’infiltrazione, che vengono riedificate con l’unico obiettivo di giustificare politiche di ostracismo e di marginalizzazione delle alterità, non più vissute e considerate risorse ma nemiche e ostacoli alla costruzione di una nuova identità collettiva basata sull’etnia (e sulla razzialità) e alimentata da stereotipi e pregiudizi etnici. Compiendo anche un brevissimo ma sapido excursus storico rispetto alla formazione della società e a quella degli stati nazione, la Delle Donne dimostra come effettivamente questi atteggiamenti di supporta superiorità (che sia etnica o culturale) sono sempre esistiti, spesso nascondendo i reali motivi di ogni atto o comportamento ostile e vessatorio nei confronti delle minoranze. Particolarmente attenta è l’analisi nei confronti del suprematismo bianco (così ben applicato durante il colonialismo) e della forma che assume in politica, quella del sovranismo, per il quale la xenofobia e l’odio, declinato in varie forme, diventano componenti e strumenti fondanti dell’azione e della propaganda.

L’analisi di Delle Donne si spinge anche a vagliare come il mondo sia cambiato in questo anno di sindemia: l’origine del Covid19 e la sua propagazione in tutto il mondo hanno indubbiamente sconvolto la contemporaneità, paradossalmente non preparata a un evento che sarebbe potuto essere ampiamente prevedibile. Le comodità del mondo globalizzato (almeno per noi “occidentali”) sono crollate di fronte a un nemico invisibile e, proprio per questo, più feroce.

La storia dell’umanità non insegna niente di nuovo, pare dica Delle Donne, alla fine della sua analisi; quello che cambia è sempre la capacità dell’essere umano di saper reagire, di migliorare la sua relazione con l’alterità e sapendosi mettere in discussione rispetto ai propri valori e culture, disinnescando le narrazioni tossiche e proponendo sistemi alternativi e accoglienti.

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