Si celebra oggi la “Giornata europea dei giusti”, istituita con la Dichiarazione del Parlamento europeo del 10 maggio 2012, fatta propria, come solennità civile, dal Parlamento italiano con la legge 212 del 20 dicembre 2017, che, all’articolo 1, recita: “La Repubblica, in conformità alla dichiarazione scritta n. 3/2012 sul sostegno all’istituzione di una Giornata europea in memoria dei Giusti, approvata dal Parlamento europeo il 10 maggio 2012, riconosce il 6 marzo come Giornata dei Giusti dell’umanità, dedicata a mantenere viva e rinnovare la memoria di quanti, in ogni tempo e in ogni luogo, hanno fatto del bene salvando vite umane, si sono battuti in favore dei diritti umani durante i genocidi e hanno difeso la dignità della persona rifiutando di piegarsi ai totalitarismi e alle discriminazioni tra esseri umani”.

La ricorrenza di quest’anno è particolarmente significativa perché nel 2023 cade il 70° della fondazione del Memoriale della Shoah Yad Vashem di Gerusalemme, nato in Israele nel 1953 per mantenere solenne e perpetua memoria dei 6 milioni di ebrei sterminati durante la Shoah e, nel contempo, nell’annesso Giardino dei giusti, anche degli uomini e delle donne “gentili”, che con sacrifici personali e, spesso a rischio della propria vita, senza alcun tornaconto personale hanno salvato almeno un ebreo.

Tornando al tema della Giornata europea dei giusti, occorre ricordare che il Parlamento Europeo nel 2012 aveva raccolto un appello pubblico lanciato nel nostro paese, che era stato promosso Marek Halter, scrittore e attivista per i diritti umani, Pietro Kuciukian, console onorario d’Armenia in Italia e da Gabriele Nissim, storico, presidente della fondazione GARIWO, acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide. La GARIWO è una onlus con sede a Milano, con solide collaborazioni internazionali e molteplici attività formative, ispirate dall’idea che la memoria del Bene sia un potente strumento educativo e serva a prevenire genocidi e crimini contro l’Umanità. Tra i firmatari dell’appello era state anche personalità come Umberto Eco, Ferruccio De Bortoli, Giancarlo Caselli.

Gabriele Nissim ha pubblicato con l’editore Mondadori il libro, Il tribunale del bene. La storia di Moshe Bejski, l’uomo che creò il giardino dei giusti. Nel Giardino dei Giusti ogni albero piantato ricorda un uomo che durante la Shoah ha salvato almeno un ebreo dalla persecuzione nazista.

Moshe Bejski, nato nel 1920 in un villaggio vicino a Cracovia, fervente sionista, per ragioni di salute non realizzò il sogno di partire per la Palestina. A seguito dell’occupazione tedesca e dell’avvio della “soluzione finale” per gli Ebrei d’Europa, nel 1942 Moshe e i fratelli furono deportati in un campo di concentramento di Plaszow, alla periferia di Cracovia, così come quello più noto di Auschwitz. L’intera comunità ebraica della città, di ben 60 mila unità subì la stessa sorte. Prima di essere liberato, nel maggio del 1945, dai soldati dell’Armata Rossa, Moshe Bejski fa personale esperienza sia dell’ostilità e diffidenza dei suoi vicini ed amici polacchi presso i quali aveva sperato di trovare rifugio durante un suo tentativo di fuga dal lager, sia della protezione di Oskar Schindler – il protagonista del bellissimo film premio Oscar, Schindler List, di Steven Spielberg. Emigrato finalmente in Israele, si laurea in Legge e, come altri “salvati” di fronte all’ecatombe dei “sommersi”, soprattutto della Polonia, rimane silente per anni, tanto che pochi erano al corrente del suo essere sopravvissuto alla Shoah.

Solo nel 1961, al processo pubblico contro Adolf Eichman, a seguito del quale Hannah Arendt elaborò la stimolante categoria interpretativa della “banalità del male”, rese una testimonianza puntuale e commovente delle condizioni del campo di concentramento di Plaszov. Testimone autentico, come Primo Levi, perché come superstite, ha vissuto e attraversato la terribile storia narrata.

Divenuto giudice della Corte Suprema d’Israele, è nominato anche presidente della Commissione dei Giusti presso il Memoriale di Yad Vashem, succedendo a Moshe Landau, il giudice di Eichman. A differenza di questi, Bejski propone che i Giusti tra le nazioni non siano necessariamente eroi puri e irraggiungibili: neppure Oskar Schindler, alla cui morte pronuncia un discorso commosso, lo era stato. Per entrambi il fondamento è costituito dalla tradizione talmudica dei 36 giusti, che non si conoscono tra di loro e vivono in paesi diversi che in ogni generazione consentono al mondo di sopravvivere. Di qui l’espressione talmudica, “chiunque salva una vita salva il mondo intero”.

Per la Giornata europea in memoria dei Giusti è stata scelta la data del 6 marzo proprio perché in quel giorno, nel 2007, è scomparso Moshe Bjeski.

Con essa, come recita un passaggio della Dichiarazione del 2012 del Parlamento europeo, Giusti da onorare sono anche tutte le “persone che hanno salvato vite umane nel corso di tutti i genocidi e omicidi di massa, come ad esempio quelli di cui sono stati vittime armeni, bosniaci, cambogiani e ruandesi, e degli altri crimini contro l’umanità commessi nel ventesimo e ventunesimo secolo”.

Da onorare e anche proporre come esempio e come modello perché come recita un altro passaggio della dichiarazione, “il ricordo del bene è fondamentale nel processo dell’integrazione europea, perché insegna alle generazioni più giovani che chiunque può decidere di aiutare gli altri esseri umani e di difendere la dignità umana, e che le istituzioni pubbliche hanno il dovere di rimarcare l’esempio rappresentato dalle persone che sono riuscite a proteggere coloro che hanno subito persecuzioni fondate sull’odio“.

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Di Redazione

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