24.100

24.100 è il numero delle vittime a Gaza, aggiornato ieri dalle autorità di Hamas. 61.000 i feriti. Uccisi 132 palestinesi tra domenica e lunedì: 12 sono morti sul colpo e molti altri feriti in un attacco aereo isu una casa a Gaza city; 7 invece le vittime causate da un missile israeliano che ha
colpito un edificio vicino all’ospedale Nasser di Khan Younis. fonte: il manifesto (Aggiornato alle 12.15 del 16.01.2024)

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Blinken, irresponsabile chi vuole palestinesi fuori da Gaza

Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha criticato le dichiarazioni “irresponsabili” e “incendiarie” fatte da ministri dell’estrema destra israeliana che chiedono il reinsediamento dei palestinesi fuori Gaza. Lo riporta La Cnn. (Aggiornato alle 16 del 08.01.2024)

Blinken ha affermato che ai civili palestinesi deve essere consentito di “tornare a casa non appena le condizioni lo consentiranno“. “Non possono e non devono essere costretti a lasciare Gaza“, ha detto in una conferenza stampa insieme al primo ministro e ministro degli Affari esteri del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani.

MSF costretta ad evacuare dall’ospedale di Al-Aqsa

Medici Senza Frontiere (MSF) ha preso la difficile decisione di evacuare il suo personale e le loro famiglie dall’area dell’ospedale Al-Aqsa, dopo giorni di combattimenti dell’artiglieria nella zona centrale di Gaza e in seguito all’ordine di evacuazione diffuso dalle forze israeliane in tarda mattinata con dei volantini nei quartieri attorno all’ospedale dove lavora l’organizzazione medico umanitaria. “Con un grosso peso sul cuore siamo costretti ad evacuare mentre i pazienti, il personale ospedaliero e molte persone in cerca di un posto sicuro rimangono nei locali dell’ospedale”, dichiara Carolina Lopez, coordinatrice dell’emergenza di MSF all’ospedale di Al-Aqsa.

Un proiettile ha perforato pesantemente un muro del reparto della terapia intensiva dell’ospedale di Al-Aqsa. Negli ultimi due giorni gli attacchi dei droni e il fuoco dei cecchini erano a poche centinaia di metri dall’ospedale.

“La situazione è diventata così pericolosa che alcuni membri dello staff che vivono nelle zone limitrofe non hanno potuto lasciare le proprie case a causa del rischio continuo di droni e cecchini”, dichiara Lopez. “La conseguente riduzione del personale nell’ospedale ha avuto un impatto sull’assistenza ai pazienti. Ribadiamo che Israele ha l’obbligo, secondo il diritto umanitario internazionale, di proteggere i pazienti e il personale che ancora lavora nell’unico ospedale funzionante nell’area centrale di Gaza”.

Medici Senza Frontiere continua a chiedere con urgenza un cessate il fuoco prolungato per evitare altri morti e feriti. Nessuno e in nessun luogo è al sicuro a Gaza. (Aggiornato alle 12.30 del 08.01.2024)

Oms: la popolazione di Gaza è in grave pericolo

La popolazione di Gaza è in “grave pericolo”: lo ha detto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus.
L’Oms ha affermato di aver consegnato forniture a due ospedali martedì, sottolineando che solo 15 dei 36 ospedali della Striscia funzionano a pieno regime.

La comunità internazionale deve prendere “misure urgenti per alleviare il grave pericolo che affligge la popolazione di Gaza e che mette a repentaglio la capacità degli operatori umanitari di aiutare le persone con ferite terribili, fame acuta e a grave rischio di malattie”, ha detto Ghebreyesus. (Aggiornato alle 9.00 del 28.12.2023)

Onu a Israele e Hamas, cessate fuoco subito e soluzione a 2 Stati

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite potrebbe votare già oggi una risoluzione per chiedere a Israele e Hamas “una cessazione urgente e sostenibile delle ostilità per consentire un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli”.

Lo riporta la Reuters citando fonti diplomatiche secondo le quali la risoluzione dipende dai negoziati tra gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti, che hanno redatto il testo. Secondo le fonti, gli Stati Uniti vogliono attenuare i toni sullo stop ai combattimenti.
L’amministrazione Biden continua, infatti, a sostenere che un cessate il fuoco in questo momento favorirebbe Hamas.
La nuova bozza afferma inoltre il sostegno ad una soluzione a due Stati nella regione e “sottolinea l’importanza di unificare la Striscia di Gaza con la Cisgiordania sotto l’Autorità Palestinese”. Con una mossa criticata da Israele e dagli Stati Uniti, la bozza non nomina esplicitamente Hamas, anche se richiede “un intervento immediato e il rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi” e condanna “tutti gli attacchi indiscriminati contro i civili”. (Aggiornato alle 14.00 del 18.12.2023)

Camion di aiuti egiziani entrano a Gaza

Duecento camion carichi di cibo, medicine e acqua per la Striscia di Gaza e cisterne di carburante dovrebbero entrare oggi dal valico di Rafah – fa sapere l’ufficio stampa del governo egiziano – ma finora solo 12 hanno varcato il confine, secondo quanto riferito da fonti della Mezzaluna rossa egiziana nel Nord Sinai.
Hanno oltrepassato il confine anche 3 autocisterne con a bordo circa 90 mila litri di carburante.
Si prevede che oggi ne entreranno tra i 120 mila e i 150 mila litri. Sono stati intanto accolti 12 feriti e i loro accompagnatori. (Aggiornato alle 10.00 del 22.11.2023)

Israele riceve lista ostaggi da rilasciare

Israele ha ricevuto la lista degli ostaggi che saranno rilasciati nel primo giorno di tregua. Lo ha riportato la tv Canale 12 secondo cui Israele non pubblicherà i nomi prima che siano rilasciati per “evitare fase speranze tra i familiari se l’accordo non dovesse concretizzarsi“. La lista – ha aggiunto la tv – è stata data al capo del Mossad David Barnea che si trova in Qatar. (Aggiornato alle 21.00 del 22.11.2023)

È Tregua

Il governo israeliano e Hamas hanno concordato una pausa di quattro giorni nei combattimenti per consentire il rilascio graduale di 50 ostaggi detenuti a Gaza, in cambio di 150 prigionieri palestinesi in Israele, e l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza assediata. L’intesa riguarda da entrambe le parti la liberazione di donne, bambini e anziani. Si ritiene che Hamas detenga oltre 230 ostaggi, catturati quando i suoi miliziani hanno fatto irruzione nel Sud di Israele il 7 ottobre, uccidendo 1.200 persone. Il più giovane israeliano rapito è Kfir Bibas, che ha 10 mesi. I più anziani sono Yaffa Adar, Shlomo Mansour e Arye Zalmanovich, tutti 85 anni.

Fonti di Hezbollah hanno detto ad al-Jazeera che pur non avendo partecipato ai negoziati si uniranno «alla cessazione dei combattimenti».
L’accordo, salutato da più parti con favore, è stato mediato in settimane di negoziati segreti da Qatar, Usa ed Egitto. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato di «decisione giusta», avvertendo però che dopo la pausa la guerra riprenderà: «Il governo israeliano è impegnato a riportare a casa tutti gli ostaggi. Ha approvato l’accordo proposto come prima tappa per raggiungere questo obiettivo».

Ue, Russia e Cina hanno accolto con favore la tregua temporanea, che secondo gli auspici di Egitto, Qatar e Giordania dovrebbe ora portare a più seri colloqui di pace.

L’accordo prevede la pausa nelle ostilità a partire da giovedì alle 10 (le 9 in Italia) con il primo rilascio di ostaggi attorno alle 12, ora locale.

All’agenzia Reuters un funzionario palestinese ha detto, a condizione di anonimato, che lo scambio sarà ripetuto a fine mese: «Il secondo gruppo seguirà il primo. Ci vorranno quattro o cinque giorni per organizzarlo» e «coinvolgerà 50 israeliani (ostaggi) in cambio di 150 palestinesi (prigionieri)».

Perché tregua e non cessate il fuoco?
Come ha tenuto a precisare il ministro israeliano degli Esteri, Eli Cohen, Israele non si è impegnata a un «cessate il fuoco», bensì a «una pausa di 4 giorni»: «Il significato del “cessate il fuoco” è che dopo il fuoco non c’è una sua ripresa. Noi parliamo invece di una pausa, il cui scopo è la liberazione di ostaggi. Sono due concetti del tutto diversi. La differenza è enorme».

Ecco i punti principali dell’accordo:
1) Tre in cambio di uno
Israele si impegna a rilasciare 3 detenuti palestinesi, che non si siano macchiati di omicidio, per ogni ostaggio liberato da Hamas. Il numero effettivo su cui le parti si sono accordate sarebbe di 150 detenuti per 50 ostaggi. Il ministero della Giustizia ha pubblicato una lista di 300 detenuti che sono candidati per il rilascio.

Washington ha fatto sapere che tra gli ostaggi da liberare ci sarebbero anche tre cittadini americani, tra cui una bambina di tre anni. L’intesa lascerebbe circa 190 ostaggi a Gaza, di cui la metà si ritiene siano militari. Non tutti gli ostaggi sono detenuti da Hamas, alcuni sono nelle mani della Jihad islamica palestinese, una fazione estremista separata, e di altre bande criminali a Gaza. La maggior parte degli ostaggi sono israeliani, ma quasi la metà hanno doppia nazionalità, tra cui Argentina, Germania, America, Francia, Thailandia, Nepal e Russia. Gli ospedali in Israele sono già pronti ad accogliere le persone rilasciate, che dovrebbero uscire da Gaza attraverso il valico di Rafah.

2) Donne e bambini
Da entrambe le parti, l’impegno è a rilasciare per primi donne e minori. Sono esclusi i soldati. Il ministero della Giustizia israeliano ha pubblicato una lista con i nomi di 300 prigionieri palestinesi (nessuno che si sia macchiato di omicidio) che potrebbero essere liberati.

3) Quattro giorni di tregua
Si contrattava fra i 3 e i 5 giorni di tregua nella Striscia di Gaza: niente fuoco e neppure il sorvolo dei droni. Alla fine l’accordo si è chiuso su 4 giorni. Una clausola lega il prolungamento della tregua al rilascio di ulteriori gruppi di ostaggi.

4) 24 ore di tempo prima di entrare in vigore
L’accordo dovrebbe entrare in vigore domani, giovedì 23 novembre, alle 10 ora locale (le 9 in Italia). A partire dall’approvazione, si è infatti aperta in Israele una finestra di 24 ore durante la quale chi lo ritiene può opporsi al rilascio dei detenuti e fare ricorso alla Corte Suprema, che in breve tempo deve decidere se accettare o respingere la petizione.

L’Associazione israeliana delle vittime del terrorismo Almagor (una ong di destra) ha subito presentato una petizione alla Corte Suprema. L’Associazione ha chiesto inoltre al ministro della Giustizia Yariv Levin di rivelare «gli impegni generali che Israele sta assumendo nei confronti di Hamas che sono stati assunti direttamente o tramite terzi». Nel pomeriggio la Corte Suprema ha esaminato il ricorso e, com’era prevedibile, l’ha respinto.

5) L’ingresso di aiuti umanitari
L’accordo di tregua consentirà a centinaia di camion di aiuti umanitari, medici e di carburante di entrare a Gaza. Israele si è impegnata a non attaccare o arrestare nessuno in tutta la Striscia durante il periodo di pausa.

6) La clausola incentivo
Una clausola prevede che per ogni 10 ostaggi aggiuntivi rilasciati da Hamas, la tregua sarà prolungata di un giorno. Ma in questo caso non si fa menzione dell’ulteriore rilascio di prigionieri palestinesi. (Aggiornato alle 17.20 del 22.11.2023)

Unicef: Gaza è il posto più pericoloso al mondo per un bambino

Secondo quanto riferito, più di 5.300 bambini palestinesi sono stati uccisi a Gaza in soli 46 giorni, più di 115 al giorno, e rappresentano il 40% dei morti. E riceviamo segnalazioni secondo cui più di 1.200 minori rimangono sotto le macerie degli edifici bombardati o risultano comunque dispersi“.

Lo ha detto la direttrice esecutiva di Unicef Catherine Russell alla riunione del Consiglio di Sicurezza Onu sostenendo che “Gaza è il posto più pericoloso al mondo per un bambino“.
“Il numero di morti nell’attuale crisi ha superato di gran lunga il numero totale di morti durante le precedenti escalation – ha aggiunto –Tra il 2005 e il 2022 sono stati uccisi un totale di 1.653 bambini“.
L’Unicef accoglie con favore l’accordo tra Israele e Hamas, ma affinché i bambini sopravvivano, affinché gli operatori umanitari restino e operino efficacemente, le pause umanitarie a Gaza semplicemente non sono sufficienti, serve un cessate il fuoco urgente per porre immediatamente fine a questa carneficina“. Lo ha detto la direttrice esecutiva dell’agenzia Onu per i minori Catherine Russell alla riunione del Consiglio di Sicurezza. “Prevediamo che nei prossimi mesi il deperimento infantile, la forma di malnutrizione più pericolosa per la vita dei bambini, potrebbe aumentare di quasi il 30% a Gaza“, ha aggiunto. (Aggiornato alle 17.00 del 22.11.2023)

Possibile un Cessate il fuoco

L’annuncio di un possibile accordo di cessate il fuoco e uno scambio di prigionieri tra Israele e Hamas potrebbe essere annunciato “a ore” da funzionari del Qatar: lo ha detto ad Al Jazeera l’esponente della fazione islamica, Izzat el Reshiq.

L’atteso accordo includerà il rilascio di ostaggi donne e bambini israeliani in cambio di donne a bambini palestinesi nelle prigioni dell’occupazione“, ha detto el Reshiq.
In precedenza, uno dei leader di Hamas – Ismail Haniyeh – aveva detto che il gruppo era “vicino a raggiungere un accordo su una tregua” con Israele. (Aggiornato alle 9.00 del 21.11.2023)

L’aumento della violenza estremista commessa dai coloni contro i palestinesi è inaccettabile, mina la sicurezza in Cisgiordania e minaccia le prospettive di una pace duratura“. E’ quanto si legge nel testo della dichiarazione congiunta della riunione dei ministri degli Esteri G7 a Tokyo. (Aggiornato alle 11.15 del 08.11.2023)

Dopo appena 25 giorni di ostilità, in Palestina il numero dei morti è uguale a quello dei deceduti in 563 giorni di scontri in Ucraina, mentre la cifra dei feriti è addirittura superiore. (Aggiornato alle 9.15 del 08.11.2023)

Guterres (Onu): Mai così tante vittime

Dall’inizio dell’escalation del conflitto israelo-palestinese, hanno perso la vita più collaboratori delle Nazioni Unite che in qualsiasi altro periodo nella storia dell’organizzazione“, ha dichiarato il segretario generale Onu Antonio Guterres in una conferenza stampa dedicata agli eventi in Medio Oriente.


In precedenza l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA) ha riferito che il bilancio delle vittime del suo personale è salito a 88 dall’inizio dell’escalation del 7 ottobre.


Secondo quanto riferito, in quattro settimane sono stati uccisi più giornalisti che in qualsiasi altro periodo di conflitto in almeno tre decenni. Sono rimasti uccisi anche più operatori umanitari delle Nazioni Unite che in qualsiasi periodo comparabile nella storia dell’organizzazione,”. (Aggiornato alle 10.00 del 07.11.2023)

Palestina: Evacuati quasi tutti gli italiani

Il titolare della Farnesina Antonio Tajani ha annunciato che ormai quasi tutti gli italiani presenti nella striscia di Gaza sono stati evacuati, a parte pochi operatori della Croce Rossa che hanno scelto volontariamente di rimanere. Dice il ministro: “Per quanto ci riguarda, quasi tutti gli italiani, tranne chi voleva rimanere, tra cui un paio di operatori della Croce Rossa, sono usciti dalla Striscia di Gaza. Abbiamo inviato, come governo italiano, beni di prima necessità attraverso l’aeronautica militare e che sono stati consegnati alla Mezza Luna rossa. Stiamo anche valutando, e lo ha detto il ministro Crosetto, di inviare un ospedale da campo italiano per i feriti nella Striscia“. (Aggiornato alle 9.30 del 07.11.2023)

Ripristinati internet e comunicazioni nella Striscia di Gaza

La Mezzaluna Rossa palestinese ha annunciato che internet e le comunicazioni sono state ripristinate nella Striscia di Gaza. “I servizi di telecomunicazioni e internet nella Striscia di Gaza sono stati ripristinati poco tempo fa dopo essere stati spenti deliberatamente e con la forza dalle autorità israeliane”, si legge nel post dell’organizzazione su X.
Ieri (06.11.2023), la società palestinese di telecomunicazioni Paltel aveva dichiarato che a Gaza i servizi di comunicazione e internet erano stati nuovamente sospesi. A sua volta, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (Unrwa) ha riferito di aver perso i contatti con la maggior parte dei suoi dipendenti nell’enclave. Secondo l’organizzazione si tratta del terzo blackout del genere in dieci giorni. (Aggiornato alle 9.30 del 07.11.2023)

L’escalation

Fino a ieri (05.11.2023), almeno 4.008 bambini palestinesi sono stati uccisi durante i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza; altri 1.270 bambini risultano dispersi sotto le macerie degli edifici distrutti.
Il totale delle vittime palestinesi di Gaza (uccisi, dispersi e feriti) è di 37 mila persone.
La giornata di domenica è stata la più terribile in questo mese di bombardamenti israeliani sui civili di Gaza.

Sono state interrotte le comunicazioni su tutta la Striscia, bloccando di fatto i servizi di soccorso della Mezzaluna rossa palestinese e di tutte le agenzie umanitarie internazionali, comprese quelle dell’ONU.

In mattinata i caccia israeliani hanno colpito i serbatoi dell’acquedotto di Gaza City.
Oltre a far morire la popolazione di fame con l’assedio e il divieto di far entrare aiuti umanitari, adesso vuole far morire la popolazione di sete. Crimine contro l’umanità.

Verso mezzogiorno, sono stati compiuti oltre 100 bombardamenti in appena 30 minuti. Si sono concentrati nella zona di Gaza city ma è stata colpita anche Khan Yunis, nel sud.
Volantini lanciati dagli aerei israeliani ordinavano alla popolazione di salvarsi sfollando verso sud ed annunciavano attacchi ancora più duri nei prossimi tre giorni. “salvatevi, prima che sia troppo tardi”, vi era scritto.
La gente che ha tentato di fuggire sulla strada costiera è stata mitragliata dalle motovedette israeliane.
Una scena crudele che si è ripetuta in tutti questi giorni.
I militari sulle navi israeliane vedevano dai loro binocoli le famiglie in fuga su carretti trainati da asini oppure a piedi e li hanno assassinati con le raffiche di pallottole.
Nella serata di ieri domenica l’intensità dei bombardamenti è cresciuta enormemente. Una campagna di terrore. Re Abdallah II ha comunicato che sono stati paracadutati aiuti sanitari alla popolazione di Gaza.

Da parte israeliana si segnalano lanci di razzi palestinesi verso i centri abitati adiacenti a Gaza. Colpita una abitazione a Yated. Le sirene sono suonate anche a Tel Aviv. Ma nessuna vittima. (Aggiornato alle 9.30 del 06.11.2023)

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Di Redazione

Notizie Migranti è un coraggioso esperimento di giornalismo interculturale. Il progetto nasce nel 2010, in un periodo di razzismo strisciante che impedisce la convivenza civile tra persone di culture diverse si è voluto dare vita ad una informazione, con la presenza in redazione anche di giovani migranti, che affronta il tema immigrazione come risorsa e non come problema, che evita toni sensazionalistici e allarmistici trattando i cittadini stranieri come soggetti e mai come oggetti.

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