Cosa succede nella Striscia di Gaza?

I giornalisti devono poter entrare e uscire da Gaza liberamente

AFP, AP, Reuters e BBC chiedono a Israele di “permettere ai giornalisti di entrare e uscire da Gaza. I giornalisti devono affrontare molte difficoltà in una zona di guerra. Siamo profondamente preoccupati che la fame ora minacci la loro sopravvivenza”, hanno dichiarato in un comunicato congiunto Agence France-Presse, l’americana Associated Press, la Reuters e la Bbc. (Aggiornato alle 12.15 del 24.07.2025)

Hamas presenta risposta a proposta di tregua

Hamas ha confermato di aver presentato la sua risposta alla proposta israeliana di un cessate il fuoco di 60 giorni a Gaza, con i negoziatori di entrambe le parti che hanno tenuto colloqui indiretti con i mediatori in Qatar.

“Hamas ha appena presentato ai mediatori la sua risposta e quella delle fazioni palestinesi alla proposta di cessate il fuoco”, ha dichiarato il movimento in un comunicato pubblicato su Telegram.
La risposta include proposte di emendamenti alle clausole sull’ingresso degli aiuti umanitari, mappe delle linee aree da cui l’esercito israeliano si dovrebbe ritirare e garanzie sulla fine definitiva della guerra, secondo una fonte palestinese vicina ai colloqui in corso a Doha.
I negoziatori stanno cercando di raggiungere un accordo su una tregua che consentirebbe il rilascio di 10 ostaggi israeliani in cambio di un numero imprecisato di prigionieri palestinesi.

Ma i colloqui si sono protratti per oltre due settimane senza una svolta, con ciascuna parte che accusa l’altra di rifiutarsi di cedere su richieste chiave.
Per Israele, smantellare le capacità militari e governative di Hamas non è negoziabile, mentre il movimento esige solide garanzie per una tregua duratura, un completo ritiro delle truppe israeliane e il libero flusso di aiuti umanitari a Gaza.
Ieri il portavoce del governo israeliano David Mencer ha accusato Hamas di ostacolare i colloqui. “Israele ha accettato la proposta del Qatar e la proposta aggiornata dell’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, è Hamas che la rifiuta”, ha dichiarato ai giornalisti aggiungendo che i negoziatori israeliani erano ancora a Doha e le discussioni continuavano. (Aggiornato alle 12.05 del 24.07.2025)

Attacco su sfollati di Gaza: 31 morti

Sale il bilancio degli attacchi israeliani nelle ultime ore a Gaza, sarebbero 31 i morti accertati finora. Lo scrive l’agenzia palestinese Wafa, precisando che tra le vittime ci sono 7 persone uccise mentre attendevano aiuti umanitari nei pressi del corridoio di Netzarim.

Le autorità sanitarie di Gaza hanno affermato che nelle prime ore di oggi almeno 12 palestinesi sono stati uccisi e decine sono rimasti feriti in un attacco israeliano a Gaza City, nel nord della Striscia: lo riporta il Guardian. Secondo le fonti, i carri armati dell’Esercito hanno aperto il fuoco sulle tende che ospitavano gli sfollati nel campo di al-Shati, nella parte occidentale della città. Nessun commento finora da parte di Israele. (Aggiornato alle 11.35 del 22.07.2025)

Attaccata 3 volte residenza del personale Oms

La residenza del personale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a Deir al Balah, nella striscia di Gaza, è stata attaccata tre volte oggi, ha dichiarato il direttore generale dell’agenzia sanitaria Tedros Adhanom Ghebreyesus in un post su X, affermando che anche il magazzino principale della residenza è stato attaccato.
I militari israeliani sono entrati nella struttura, costringendo donne e bambini a evacuare a piedi verso Al-Mawasi nel mezzo di un conflitto attivo“, ha scritto.

“Il personale maschile e i suoi familiari sono stati ammanettati, spogliati, interrogati sul posto e sottoposti a controlli con armi da fuoco. Due membri del personale dell’Oms e due familiari sono stati arrestati. Tre sono stati successivamente rilasciati, mentre un membro del personale rimane detenuto. 32 membri del personale dell’Oms e i loro familiari sono stati evacuati presso l’ufficio dell’Oms non appena è stato possibile accedervi” E ha aggiunto: “L’Oms chiede l’immediato rilascio del personale arrestato e la protezione di tutto il suo personale”.(Aggiornato alle 11.30 del 22.07.2025)

Attacchi israeliani a Gaza. Idf spara su rifugiati

Fonti mediche nella Striscia di Gaza affermano che sette persone sono state uccise oggi in seguito agli attacchi dell’esercito israeliano, riporta Al Jazeera.
Secondo fonti dell’ospedale Nasser di Khan Yunis, cinque membri della stessa famiglia sono morti quando la tenda in cui si trovavano nella zona di Al-Mawasi – nella Striscia di Gaza meridionale – è stata colpita.
Un altro attacco israeliano ha ucciso altre due persone a Jabalia, nel nord della Striscia, secondo fonti del complesso ospedaliero di Al-Shifa.
Al Jazeera riporta che le forze israeliane hanno anche sparato con droni contro i palestinesi rifugiati in una scuola a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale. Per ora non sono state segnalate vittime. (Aggiornato alle 09.20 del 21.07.2025)

Gaza. Si spara su disperati in cerca di cibo. 900 i civili uccisi. Papa Leone XIV “si fermi barbarie”

Non passano nemmeno 24 ore e a Gaza è un’altra strage tra la gente affamata in fila per gli aiuti. Il bilancio ci mette poco a contare nuove decine di morti: sono almeno 84 le persone uccise dagli attacchi israeliani a Gaza, e più di 200 sono rimaste ferite, secondo fonti mediche ad al Jazeera.
E il ministero della Salute palestinese precisa che tra le vittime almeno 73 erano in attesa degli aiuti. Un copione che si ripete, al punto che da maggio secondo fonti della Striscia sono almeno 900 i civili rimasti uccisi mentre erano in cerca di cibo.
La replica dell’esercito israeliano ricalca quanto già sottolineato in precedenti simili episodi, anche nei giorni scorsi: l’Idf conferma di aver sparato “colpi di avvertimento” nei pressi di un centro di distribuzione di aiuti nel nord di Gaza per disperdere “una minaccia”.

L’esercito ha quindi sottolineato di essere “a conoscenza delle segnalazioni di vittime nella zona”, ma che “un esame preliminare mostra che il numero riportato di vittime non corrisponde alle informazioni esistenti” e che l’episodio è in fase di ulteriori indagini.

I numeri e le immagini però scorrono senza sosta e all’Angelus il pontefice ha rinnovato il suo appello: “Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto”, ha detto Leone XIV. Israele invece ha deciso di allargare le sue operazioni di terra a Gaza. Per la prima volta dall’inizio della guerra l’esercito ha emesso un ordine di evacuazione per i residenti nella zona sud-occidentale di Deir al-Balah, nel centro della Striscia, per espandere “le sue attività in un’area in cui non ha mai operato prima”. Le truppe hanno allargato le operazioni anche nell’area di Jabalya, nel nord, ha fatto sapere l’Idf sottolineando che i soldati “operano contro le organizzazioni terroristiche della zona e che finora sono stati smantellati centinaia di siti di infrastrutture terroristiche, sono state localizzate numerose armi e decine di terroristi sono stati eliminati”, si legge in un comunicato stampa pubblicato su Telegram. Mentre continua l’attesa per una svolta sull’accordo con Hamas sul cessate il fuoco, fonti vicine alla fazione palestinese hanno affermato che “i punti di contrasto sono stati significativamente ridotti”, e hanno parlato di “terreno fertile” per un annuncio a breve, riconoscendo che “la pressione americana sta funzionando”.
Anche in Israele monta l’impazienza nell’opinione pubblica, con decine di migliaia di israeliani che hanno protestato sabato sera nel centro di Tel Aviv e in altre città, per chiedere un accordo che garantisca il rilascio di tutti gli ostaggi, con appelli diretti ai leader israeliani e al presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Segnali di impazienza sembrano emergere anche a Washington dove, secondo indiscrezioni di stampa, monta la frustrazione dell’amministrazione Trump contro il premier israeliano Benyamin Netanyahu dopo gli attacchi in Siria. “Bibi si è comportato come un pazzo. Bombarda tutto in continuazione”, ha detto un funzionario della Casa Bianca ad Axios, osservando come le azioni di Netanyahu potrebbero “indebolire quello che Trump sta cercando di fare”. Secondo un altro funzionario, il premier “è fuori controllo e ha il grilletto facile. A volte è come un bambino che non si comporta bene”, ha aggiunto. Intanto il primo ministro israeliano ha saltato la riunione settimanale di governo: il suo ufficio ha fatto sapere che la causa è un’intossicazione alimentare che lavorerà da casa per i prossimi tre giorni su consiglio medico. Saltano così anche le udienze del processo a suo carico che erano previste per la prossima settimana, scrive Ynet. Riprenderanno dopo la pausa estiva, ovvero a settembre. (Aggiornato alle 09.15 del 21.07.2025)

Papa: “No alle punizioni collettive”

Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto. Alla comunità internazionale rivolgo l’appello ad osservare il diritto umanitario e a rispettare l’obbligo di tutela dei civili nonché il divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e lo spostamento forzato della popolazione”. Sono state forti le parole di Papa Leone XIV rivolte oggi all’Angelus recitato da Castel Gandolfo al termine di una mattinata tutta dedicata all’abbraccio alla comunità di Albano, con la celebrazione di buon mattino nella Cattedrale di San Pancrazio.
Papa Prevost ha espressamente citato gli attacchi “militari” dell’esercito israeliano di questi giorni, non solo alla chiesa latina della Sacra Famiglia, che ha indignato e sconvolto tutto il mondo cristiano, ma ha fatto ampio riferimento anche agli altri attacchi militari contro la popolazione civile e i luoghi di culto, esprimendo inoltre la sua stessa preoccupazione per i paventati piani di deportazione o concentramento della popolazione palestinese, proprio nel giorno in cui l’Idf inizia una operazione di terra con ordini di evacuazione ai gazawi verso Sud.
Ai cristiani del Medio Oriente, in particolare, Leone ha rivolto parole accorate: “Ai nostri amati cristiani mediorientali dico, sono vicino alla vostra sensazione di poter fare poco davanti a questa situazione così drammatica, siete nel cuore del Papa e di tutta la Chiesa, grazie per la vostra testimonianza di fede!”. Significativo anche che abbia voluto nominare ciascuna delle vittime dell’attacco alla chiesa pronunciando i loro nomi: “Esprimo il mio profondo dolore per l’attacco dell’esercito israeliano contro la Parrocchia cattolica della Sacra Famiglia. Prego per le vittime, Saad Issa Kostandi Salameh, Foumia Issa Latif Ayyad, Najwa Ibrahim Latif Abu Daoud, e sono particolarmente vicino ai loro familiari e a tutti i parrocchiani”.
Con un fuori programma, il Papa si è lasciato anche intervistare brevemente da alcuni giornalisti presenti sul posto, un gesto che dà la misura di quanto reputi straordinari e gravi gli sviluppi a Gaza, tali da aver coinvolto un luogo sacro che doveva essere protetto, in un attacco che ha costretto il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, a una telefonata di scuse allo stesso Leone. “Dobbiamo dialogare e lasciare le armi”, ha ribadito il Pontefice, “il mondo non sopporta più la guerra”. Su Gaza, ha aggiunto proprio riferendosi della telefonata con Netanyahu, “abbiamo insistito sulla necessità di proteggere i luoghi sacri e lavorare insieme in questo senso, lasciare tanta violenza e tanto odio”.

“Perdonarsi costa fatica – aveva ammonito alla messa – ma è l’unica via per la pace”. La telefonata del primo ministro israeliano difficilmente comunque placherà gli animi in Vaticano. Alle dichiarazioni di ieri di Parolin (“legittimo dubitare sia stato un errore”), si è aggiunto oggi anche il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del dicastero delle Chiese orientali, secondo cui si è trattato di “un gesto disumano, tra tanti altri che viola l’antico diritto d’asilo, riconosciuto come progresso della civiltà” e si chiede se mai sia stato “voluto e programmato”.

Papa Leone nella residenza estiva di Villa Barberini, si concederà ancora un paio di giorni di riflessione e riposo, della cui importanza lui stesso ha parlato ieri mattina: “L’estate è un tempo propizio per prendersi cura gli uni degli altri”. Domani rientrerà in Vaticano prendendo in mano i testi per il Giubileo dei Giovani, in programma dal 28 luglio al 3 agosto, ma anche i dossier sulle guerre in corso, esaminando con tutta probabilità i rapporti in arrivo dalla nunziatura israeliana. (Aggiornato alle 09.05 del 21.07.2025)

Pizzaballa non lascia Gaza

Il fragore dei colpi di mortaio e delle esplosioni all’esterno della chiesa risuonano più volte, senza tuttavia interrompere la celebrazione. La gente di Gaza è terrorizzata e allo stesso tempo persino abituata a convivere con la guerra.
Officia così – letteralmente sotto le bombe – il patriarca di Gerusalemme dei Latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che dopo l’attacco giovedì’ scorso alla parrocchia della Sacra Famiglia, rifugio di una comunità cristiana palestinese dimezzatasi dal 7 Ottobre, sta compiendo proprio lì alle porte di Gaza City, una visita di solidarietà e di sostegno di tre giorni.
“Non sarete dimenticati”, assicura fermo dall’altare celebrando la messa domenicale mentre il rimbombo dei proiettili si sovrappone alla voce del traduttore.
Dall’inglese all’arabo, per consegnare un messaggio di speranza, e la rassicurazione che nessuno sarà abbandonato. Anche padre Gabriel Romanelli, il parroco ferito e tutti gli altri sacerdoti concelebranti, non si lasciano mai distrarre da quanto avviene all’esterno rispettando ogni passaggio del rito perché, dice significativamente Pizzaballa, “in questa distruzione la vita è ancora presente”. Rivolgendosi alla comunità rifugiata, il porporato francescano di origini bergamasche che papa Francesco ha voluto cardinale, ha parlato anche della “preoccupazione” non solo per la comunità cristiana, ma per tutta la popolazione di Gaza.
E del resto, lo stesso carico di aiuti e quelli che tenterà di portare in futuro, sono distribuiti, senza distinzioni, a quante più famiglie della zona possibili. Lo dice, dal suo riposo estivo in Trentino, anche il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, commentando il fatto che papa Leone all’Angelus abbia pronunciato i nomi propri e per esteso delle tre vittime dell’attacco: “In quei nomi sono presenti tutte le vittime di Gaza, non c’è assolutamente distinzione tra gli uni e gli altri, tutti sono oggetto di una violenza inaccettabile, tutti sono vittime di un conflitto che deve terminare al più presto”. A dare voce alle sofferenze di Gaza è ancora una volta padre Romanelli, ripresosi dopo il ferimento ad una gamba. “La situazione continua ad essere molto grave, continuiamo a pregare per la pace, a convincere il mondo che questa guerra non porterà niente di buono, quanto prima finisce sarà meglio, meglio per tutti: per la Palestina, per Israele, per tutti i cittadini. Nella messa del giorno del raid, nella chiesa ortodossa dove abbiamo già seppellito i morti abbiamo detto la preghiera del Signore Gesù: Signore perdonali perché non sanno quello che fanno. Che veramente il Signore non solo perdoni quelli, ci perdoni a noi, perdoni tutto il mondo. Giacché il perdono del Signore è fonte di grazia, di pace e di riconciliazione. Cerchiamo di convincere tutto il mondo a finire questa guerra in ordine di ricominciare a ricostruire la pace, la giustizia, la riconciliazione sia in Palestina che in Israele”. (Aggiornato alle 08.50 del 21.07.2025)

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