CPR attivi in Italia
Capienza complessiva (posti)
Permanenza media (giorni)
Ordini di espulsione (2023)
Migranti rimpatriati (2023)
I Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) sono strutture detentive amministrative destinate a trattenere cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno in attesa di espulsione dal territorio italiano. Non si tratta di carceri, ma di luoghi di detenzione amministrativa, cioè strutture in cui le persone vengono private della libertà personale non per aver commesso un reato, ma per consentire l’esecuzione di un provvedimento di rimpatrio.
Negli ultimi anni i CPR sono diventati uno dei nodi più controversi delle politiche migratorie italiane ed europee. Il loro funzionamento, i costi, le condizioni di trattenimento e la loro efficacia reale sono oggetto di un intenso dibattito pubblico tra governi, organizzazioni umanitarie, ricercatori e magistratura.
In questo dossier analizziamo cosa sono i CPR, quanti sono in Italia, come funzionano e quali risultati producono, utilizzando dati ufficiali e fonti verificabili.
Cosa sono i CPR
I CPR sono strutture in cui vengono trattenute persone straniere destinatarie di un provvedimento di espulsione o respingimento quando non è possibile eseguire immediatamente il rimpatrio.
La loro funzione è quella di consentire alle autorità di:
- identificare la persona trattenuta;
- ottenere i documenti necessari dal paese di origine;
- organizzare il rimpatrio.
Si tratta quindi di una misura amministrativa prevista dal diritto dell’immigrazione. Secondo la normativa italiana ed europea, il trattenimento dovrebbe essere una misura eccezionale e temporanea, utilizzata solo quando altre soluzioni non sono possibili.
L’evoluzione storica dei centri di detenzione
I centri di detenzione per migranti in Italia esistono dalla fine degli anni Novanta. Nel corso del tempo hanno cambiato più volte nome:
- CPT (Centri di permanenza temporanea);
- CIE (Centri di identificazione ed espulsione);
- CPR (Centri di permanenza per il rimpatrio).
La trasformazione più recente risale al 2017, quando i CIE sono stati ufficialmente rinominati CPR nell’ambito di una riforma delle politiche migratorie. Da allora il sistema è stato progressivamente ampliato con l’obiettivo dichiarato di rendere più efficaci i rimpatri.
Quanti CPR esistono in Italia
Nel 2025 in Italia risultano circa 10 CPR operativi, distribuiti su tutto il territorio nazionale.
Tra i principali centri attivi figurano:
- Milano – Via Corelli;
- Gradisca d’Isonzo (Gorizia);
- Torino – Corso Brunelleschi;
- Roma – Ponte Galeria;
- Palazzo San Gervasio (Potenza);
- Macomer (Nuoro);
- Bari – Palese;
- Brindisi – Restinco;
- Trapani – Milo;
- Caltanissetta – Pian del Lago.
Nel complesso, il sistema detentivo italiano dispone di circa 1.500 posti ufficiali nei CPR. Tuttavia la capienza reale è spesso inferiore a causa di lavori, proteste o danneggiamenti delle strutture. Secondo alcune analisi indipendenti, i posti effettivamente utilizzabili sono talvolta molto meno rispetto alla capienza teorica.
Quanto dura il trattenimento
Il trattenimento nei CPR non dovrebbe essere indefinito. La legge italiana stabilisce che il periodo massimo di detenzione amministrativa può arrivare fino a 18 mesi, anche se nella pratica la permanenza media è molto più breve. Secondo alcune analisi recenti, la permanenza media nei centri è di circa 38 giorni.
Durante questo periodo le autorità cercano di:
- verificare l’identità della persona;
- ottenere i documenti dal paese di origine;
- organizzare il rimpatrio.
Se queste operazioni non riescono, la persona può essere rilasciata.
Quante persone transitano nei CPR
I CPR accolgono ogni anno migliaia di persone. Nel corso degli anni oltre 230.000 persone sono transitate nei centri di detenzione amministrativa per migranti in Italia.
Si tratta di persone con situazioni molto diverse tra loro:
- migranti irregolari;
- persone fermate durante controlli sul territorio;
- cittadini stranieri con provvedimenti di espulsione.
Non tutti i trattenuti vengono poi effettivamente rimpatriati.
L’efficacia del sistema dei CPR
Uno dei principali elementi del dibattito riguarda proprio l’efficacia dei centri. Secondo alcuni report indipendenti, nel 2023 solo il 10% delle persone destinatarie di un provvedimento di espulsione è stato effettivamente rimpatriato attraverso i CPR.
In termini assoluti, questo significa che: su oltre 28.000 persone con ordine di espulsione, circa 3.000 sono state rimpatriate dai CPR. Il numero totale dei rimpatri, considerando anche altre procedure effettuate alle frontiere o negli aeroporti, è stato di circa 4.200 persone. Questi dati hanno alimentato il dibattito sull’effettiva utilità del sistema detentivo.
Le condizioni nei centri
Le condizioni di vita nei CPR sono oggetto di frequenti ispezioni da parte di organizzazioni internazionali e istituzioni.
Diversi rapporti hanno segnalato criticità relative a:
- sovraffollamento;
- accesso alle cure sanitarie;
- assistenza legale;
- condizioni psicologiche delle persone trattenute.
In alcuni centri è stato segnalato un uso molto diffuso di farmaci psicotropi tra le persone detenute.
Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa ha più volte raccomandato miglioramenti nelle condizioni di detenzione e nella tutela dei diritti fondamentali.
Il dibattito politico sui CPR
Il ruolo dei CPR è al centro di un confronto politico molto acceso. Da un lato, diversi governi hanno sostenuto la necessità di rafforzare il sistema dei centri di detenzione per rendere più efficaci i rimpatri.
Dall’altro lato, numerose organizzazioni umanitarie e associazioni per i diritti umani denunciano da anni:
- l’elevato costo del sistema;
- la limitata efficacia dei rimpatri;
- i rischi per i diritti fondamentali delle persone trattenute.
Alcune proposte politiche prevedono l’apertura di almeno un CPR per ogni regione italiana, mentre altre chiedono il superamento del modello detentivo e l’introduzione di alternative alla detenzione amministrativa.
Il contesto europeo
L’Italia non è l’unico paese europeo a utilizzare centri di detenzione per migranti. La detenzione amministrativa è prevista dalla Direttiva europea sui rimpatri, che stabilisce le condizioni in cui gli Stati membri possono trattenere cittadini stranieri irregolari in attesa di espulsione.
Tuttavia i modelli di gestione variano molto da paese a paese, così come le condizioni di trattenimento e la durata della detenzione. Negli ultimi anni il tema è tornato al centro del dibattito europeo anche in relazione alle politiche di controllo delle frontiere e alla gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo.
Conclusioni
I CPR rappresentano uno degli strumenti più controversi delle politiche migratorie italiane.
Da un lato sono considerati da molti governi uno strumento necessario per rendere effettivi i rimpatri; dall’altro lato vengono criticati per la loro efficacia limitata e per le condizioni di detenzione segnalate da numerosi rapporti indipendenti.
Comprendere cosa sono i CPR, come funzionano e quali risultati producono è fondamentale per analizzare in modo informato il dibattito sulle politiche migratorie.
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