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Hotspot Samos: importante vittoria per i minori non accompagnati

L’isola di Samos, isola del vino e di Pitagora, è una delle isole più verdi dell’Egeo, ottava più grande della Grecia, si trova a due passi dall’Oriente, a meno di due chilometri dalla Turchia.

Luogo turistico di nicchia, è stata resa tristemente famosa negli ultimi anni da un hotspot, un centro di registrazione dei migranti, ormai al collasso, situazione recentemente denunciata da Medici Senza Frontiere e da tempo, nel silenzio generale, dalle molte ONG presenti sull’isola, impegnate quotidianamente a fornire servizi di base ai moltissimi rifugiati presenti.

L’hotspot è gestito dalle autorità greche e al suo interno non possono operare ONG, progettato per ospitare 648 richiedenti asilo, ne ospita mediamente più di 5.000.

A ciò si aggiunge la nascita in un’area limitrofa di “The jungle”, un territorio in cui sostano, in tende improvvisate, senza acqua, luce e servizi igienici, i richiedenti asilo che non hanno beneficiato di una collocazione all’interno dell’hotspot.

I minori presenti sono più del 25%, 7 bambini su 10 hanno meno di 12 anni, il 19% dei quali è “separato”, ovvero viaggia in compagnia di un parente non stretto e senza la presenza dei genitori.

In questo scenario opera Still I Rise, ONG nata nel 2018 che ha fondato Mazí (Insieme), la prima scuola per i bambini e adolescenti rifugiati che vivono nell’hotspot di Samos.

150 minori vulnerabili possono studiare. Ogni giorno si insegna inglese e greco, matematica e storia, geografia e arte, danza e informatica, falegnameria e fotografia e si servono colazione e pranzo, e di sabato sera anche la cena.

E proprio su pressione di Still I rise, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso un’ordinanza al fine di proteggere 5 minori non accompagnati dell’hotspot di Samos, studenti di Mazì, decretando il loro trasferimento immediato.

Il 23 dicembre la sezione legale del Greek Council for Refugees (GCR), con il supporto di Still I Rise e Associazione Studi Giuridici Immigrazione, ha portato i loro casi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e il 24 dicembre la Corte ha invocato l’Art. 39 – Misure Provvisorie – del regolamento della Corte Europea.

Nel giro di sole ventiquattr’ore, la Corte ha indicato al governo greco la necessità di trasferire i cinque minori in un alloggio appropriato, secondo l’Art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani che sancisce il divieto di tortura e trattamento degradante.

Si tratta di un provvedimento finora preso solo in casi incarcerazione di minori non accompagnati e la decisione, di fatto, equipara l’hotspot a una prigione.

Questa non è la fine della battaglia. È l’inizio. L’indagine comincia ora. Potranno essere necessari anni prima che la Corte Europea arrivi a una sentenza, ma noi continueremo a batterci e sperare in Europa più giusta, un’Europa disposta a riconoscere le atrocità degli hotspot, un’Europa capace di farsi garante dei diritti dei bambini—tutti i bambini.” “Iniziamo il 2020 diffondendo questa incredibile notizia. Aiutateci a condividere questo traguardo e dimostriamo che le cose si possono cambiare, basta farsi avanti.”

Giovanni D’Errico

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