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Ius Sanguinis? Ius soli? Luis Suarez!

Proviamo ad essere positivi per un momento: l’inchiesta aperta dalla procura di Perugia sull’esame di italiano di Luis Suarez ha un merito, rimettere la questione cittadinanza al centro del dibattito mediatico, facendo venir fuori le tante incongruenze presenti nell’attuale legislazione.
In Italia la principale modalità di acquisizione della cittadinanza è lo ius sanguinis (dal latino, diritto di sangue), un minore è italiano se lo è almeno uno dei genitori.
Un minore nato da genitori stranieri, invece, anche se partorito sul territorio italiano, non essendoci lo ius soli (diritto del suolo), può chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni.
Chi arriva in Italia (per lavoro, studio, …) da un paese extraeuropeo, può richiedere la cittadinanza solo al raggiungimento di una serie di requisiti, tra i quali la residenza continuativa per 10 anni sul territorio italiano.
Aggiungendo un tempo di attesa per una pratica di cittadinanza di almeno 4 anni, si configura ai danni dello straniero un accanimento burocratico che ha davvero poco senso.

Perchè Suarez ha iniziato un iter che si apprestava ad essere così veloce, tanto da permettergli di poter essere acquistato dalla Juventus e giocare nel campionato che stava per iniziare?
Luis Suarez è sposato con una donna figlia di un immigrato italiano in Uruguay, la quale ha ottenuto anni fa la cittadinanza per discendenza. Il campione uruguaiano, quindi, rientra nelle due tipologie più semplici di acquisizione della cittadinanza (che normalmente non si acquisisce in due settimane, sia chiaro): matrimonio con un cittadino italiano – anche in assenza di legami e/o esperienze di vita in Italia – e avere parenti italiani, anche molto lontani.
L’unico ostacolo presente in questa palese corsia preferenziale è, ovviamente per il coniuge non italiano, il superamento dell’esame di lingua italiana di livello B1, quello che, gestito così malamente, ha dato vita alla citata inchiesta.

In Italia, però, ci sono anche tantissimi giovani (circa un milione) in attesa della cittadinanza, ragazzi e ragazze che studiano, lavorano, praticano sport, anche a livello professionistico, sono madrelingua e spesso capiscono e parlano benissimo il dialetto della regione in cui vivono. Cittadini fantasma che sono cresciuti in Italia, che hanno manifestato la loro indignazione per questa indegna vicenda.
Se un calciatore straniero può o “deve” diventare cittadino in due settimane, perché degli italiani di fatto devono aspettare quattro anni? Se un motivo ragionevole esiste, non può che essere squisitamente politico e xenofobo e non bisogna nascondersi dietro ai tempi della burocrazia anziché lottare per accorciarli”, si legge nella lettera inviata alla ministra Lamorgese dal movimento degli Italiani Senza Cittadinanza.

Guido Tintori, analista politico, scrittore, studioso del fenomeno migratorio, nel suo “Fardelli d’Italia?: conseguenze nazionali e transnazionali delle politiche di cittadinanza italiane”, nel 2009 aveva già analizzato la questione in profondità.
Rispetto alla cittadinanza il nostro paese continua a privilegiare una scelta di tipo etnico: i discendenti degli emigrati possono riceverla in eredità, senza limiti generazionali. Per circa un secolo, la classe dirigente italiana ha ritenuto che tale decisione servisse a conservare i legami con il paese di origine e fosse quindi di supporto alla nostra politica estera e al nostro commercio internazionale. Oggi milioni di cittadini sudamericani sembrano avere riscoperto le proprie radici italiane e richiedono in massa il riconoscimento della cittadinanza del nostro paese. Diventano quindi evidenti le conseguenze impreviste di leggi ideate in passato e tuttora in vigore.”

E’ forse questo il più grande paradosso di una legge che, al di là del caso Suarez, fa viaggiare le pratiche di cittadinanza a diverse velocità e va necessariamente ridiscussa, modificata e resa più rispondente alle esigenze reali espresse dalla società italiana attuale.

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