[TERRA NOSTRA] ‘a Janàra

AGRO AVERSANO – Alcuni anni fa, nelle campagne di Gricignano, lungo l’antico corso del basso Clanio, durante i lavori di costruzione di un villaggio per militari vennero alla luce resti di capanne, di oggetti  e di segni  di insediamenti preistorici, questi ritrovamenti erano stati preceduti (nelle zone vicine di Carinaro e Teverola) da ritrovamenti di selci lavorate, conservate nel Museo Campano di Capua.

Date la fertilità del suolo l’abbondanza delle acque, la bontà del clima si sviluppò un’ economia prettamente agricola.

All’alba della Storia, i primi abitatori di questi campi furono detti Osci ( da ofis=figli della terra) che, dagli antichi, furono indicati come fondatori di Atella ed i campi da loro coltivati furono detti dai Romani “Campania felix”.

E tutto perché l’economia era prettamente agricola.

Solo in questa prospettiva si possono interpretare i riti agricoli nascosti nelle feste religiose locali e i miti antichi occultati sotto le credenze popolari.

È il caso di quel mondo magico-religioso fatto di “persone” e “personaggi” che affollano le nostre credenze ed impregnano il nostro inconscio ed i nostri comportamenti.

I protagonisti più importanti di questo Olimpo magico-religioso-popolare sono:

La Ianara (=’a Janàra) , la Strega (‘a Streghe), la fattucchiera (‘a fattucchiere), l’indovina (‘a nduine), la maga (‘a maghe), la Fata (‘a fate) , la bella Briana (‘a bella mbriane), lo iettatore (‘o Jettatore), il licantropo (= ‘o Lupe- Crestian), il monachello (o munacielle).

Janare non è un essere umano, ma solo un veicolo del male o delle malattie per il quale di volta in volta si materializza sotto sembianze umane repellenti o animalesche (come gatti, scimmie, serpenti, etc..) ed opera sempre di notte.

Il suo nome è antico e deriva da un ordine quasi monastico, di adoratrici della Dea Diana  – che appare nel cielo sotto sembianze di luna –  delle vergini fanciulle, bellissime, che praticavano la castità e la bontà, erano rispettate ed amate ed essendo seguaci di Diana venivano dette Dianare.

Il loro culto astrale e la loro buona fama erano così radicati nella zona che anche dopo la venuta ed il trionfo del Cristianesimo no si riuscì a sradicarli. E tutti sanno come, in un’economia contadina sia importante la luna e la sua   influenza per seminare, cogliere e potare. La nuova Religione condannò fermamente la credenza astrale e le sue seguaci che a livello popolare furono chiamate Janare (dal  nome di Dianare) e ad esse anche venne attribuito tutto il male, le malattie ed i difetti fisici che possono colpire una famiglia.

Alla donna che ha partorito “non scende il latte” per il neonato? È stata la Janara che, di notte, sotto le sembianze di serpente, è strusciata in casa ed ha succhiato il latte alla puerpera dormiente!

Il bambino è stato colpito da poliomelite  o ha la gobba? È stata la Janara che di notte, come gatto è sgusciato in casa, ha sfiorato gambe, petto o spalle del piccolo ed ha lasciato il segno.

Nella stalla muoiono gli animali senza un apparente malattia? È la Janara che, sotto sembianze di cane nero, è penetrato nella stalla ed ha contagiato il mangime!

Antidoti a questa evanescente, pericolosa, maligna personificazione del male sono: immaginette sacre del Santo Patrono e del Santo (eletto ) protettore della famiglia, attaccate dietro la porta della casa o della stalla, oppure, piantine di grano (anche secche) dei Sepolcri, scope e sale sparso prima di andare a dormire o acqua santa aspersa col  rametto d’ulivo (conservati da Pasqua) come ultimo dovere – liturgia della provvida massaia.

Un’altra figura massimamente negativa nell’olimpio-magico-religioso della zona è ‘a Streghe (la strega)  ( o strica = strega)

Continua…  [prossimo appuntamento 8 luglio 2013] …

Iader C. Silvana

photo credit: Al. Farese via photopin cc

Redazione

Notizie Migranti è un coraggioso esperimento di giornalismo interculturale. Il progetto è dell’associazione di volontariato medico sociale “Jerry Essan Masslo”, in partenariato con Centro Migrantes Campania, Comitato don Peppe Diana e Libera – Caserta che ora cammina sulle proprie gambe grazie al lavoro volontario di alcuni giornalisti che hanno dato vita all’Associazione di Promozione Sociale Migr-Azioni.

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