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Vaccini anti covid: A che punto siamo?

Last updated on Novembre 23, 2020

Speranza: “Dati vaccini fanno vedere luce in fondo a tunnel”

Su cure e vaccini anti Covid “i dati che iniziamo a ricevere da numerose realtà che hanno fatto ricerca in questi mesi, e stanno già implementando una produzione significativa, ci lasciano ben sperare. Cominciamo a veder una luce in fondo a questo tunnel”. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenuto all’incontro ‘Unione europea alla sfida del Covid 19′.  “Voglio avere un approccio prudente: passaggi formali dovranno compiersi. Noi abbiamo agenzie istituzionali, sul piano nazionale e europeo, che dovranno seguire con la massima cautela le procedure. Sia per i vaccini sia per le cure. Ma i dati che leggiamo nelle ultime settimane ci lasciano ben sperare”, ha aggiunto. “Le misure nazionali volte a ridurre la circolazione del virus purtroppo in questa fase, in cui non abbiano ancora un vaccino sicuro e cure certe ed efficaci, sono inevitabili, anche se provocano sacrifici ai nostri cittadini. Sono l’unico strumento possibile e tutti i Paesi europei in questa seconda fase di forza del virus” le stanno adottando, ha ricordato il ministro aggiungendo: “E’ evidente che provocano sacrifici ma, come mostrano anche i numeri degli ultimi giorni, le misure dimostrano di funzionare”. 
“Siamo dentro un’epidemia difficile da gestire”, ha affermato Speranza, e fin da febbraio scorso “l’Italia ha sottolineato l’esigenza di un coordinamento europeo. Una partita così difficile non poteva essere vinta solo sul piano nazionale, ma c’era bisogno di un coordinamento internazionale forte”, ha ricordato. Col passare delle settimane “questo coordinamento è andato crescendo”, rileva il ministro. 
“L’Italia sta provando a mettere sotto controllo la curva non con un lockdown generalizzato, universale e uguale in tutti i territori, ma con un meccanismo che prova ad adattare le misure per tempi limitati al quadro epidemiologico di ciascun territorio. Vedremo nei prossimi giorni se, come auspichiamo, questo metodo ci offrirà una piegatura ulteriore della curva. Dati incoraggianti che ci consentiranno di mettere sotto controllo il contagio”, ha affermato ancora Speranza. “Nella giornata di oggi saranno presentati nuovi dati”, ha ricordato. 
In ogni caso “nell’ultima settimana l’Rt è sceso rispetto alla settimana precedente. Nella giornata di oggi saranno presentati nuovi dati. Il nostro auspicio, e la nostra opinione, è che il dato sull’Rt, quindi di diffusione del contagio nel nostro Paese, grazie alle misure adottate dalle Regioni e dal Governo nazionale, tende ancora ad essere in una fase decrescente”. “L’auspicio è che questo ci porterà nel giro di qualche settimana a poter avere reazioni e conseguenze positive sui nostri presidi ospedalieri e sanitari, che vivono ancora una stagione di altissima pressione”, ha concluso.  (Aggiornamento al 20.11.2020)

Moderna: «Non sappiamo se vaccino blocca il contagio»

Il vaccino contro il coronavirus sviluppato da Moderna “assicura protezione dai sintomi più gravi della malattia che richiedono l’accesso dei pazienti alle unità di cura intensiva” ma “dobbiamo ancora capire se potrà prevenire anche l’infezione”. A spiegarlo al ‘Corriere della Sera’ è Andrea Carfi, siciliano d’origine e responsabile della ricerca sui vaccini e le malattie infettive di Moderna, la società americana che ha appena annunciato di aver messo a punto un vaccino anti-Covid-19 con un’efficacia del 95%. “Abbiamo condotto i nostri studi in completa sicurezza. Non abbiamo saltato alcun passaggio. Gli investimenti finanziari da parte del governo americano ci hanno permesso di accelerare lo sviluppo del vaccino”.  
Quali sono i risultati principali? “Abbiamo testato il prodotto su una platea di 30 mila volontari che riflette la composizione della società americana, sia per età che per etnie: giovani, anziani, bianchi, afroamericani, latinos. Richiamo l’attenzione su un particolare molto importante: il 42% del campione è composto da persone ad alto rischio. Nel dettaglio, il 25% è formato da over 65 e il 17% da individui con malattie o fattori di rischio, come diabete, obesità eccetera. Quindicimila hanno ricevuto il placebo, una sostanza innocua, gli altri il vaccino. Ebbene abbiamo verificato che il vaccino è efficace nello stesso modo per tutti, anche per gli ultra settantenni, cioè il segmento della popolazione di solito più refrattario ai vaccini”. Su 30 mila volontari, 95 si sono ammalati di Covid-19 . Di questi, 90 avevano ricevuto il placebo. 
Qual è stato il decorso della malattia per gli altri cinque, i volontari che erano stati vaccinati? “Nessuno di loro è finito in ospedale o ha avuto sintomi gravi. Questo significa che la vaccinazione assicura protezione dai sintomi più gravi della malattia che richiedono l’accesso dei pazienti alle unità di cura intensiva”. Il vaccino sarà efficace anche per prevenire la trasmissione del virus? “Per il momento sappiamo che il vaccino previene l’insorgere della malattia, lo sviluppo dei suoi sintomi. Dobbiamo ancora capire se potrà prevenire anche l’infezione e quindi evitare che ci siano persone vaccinate che contraggono comunque il virus, rimanendo asintomatici e potenzialmente contagiosi per gli altri. Penso avremo qualche risposta nei primi mesi del 2021”. Quanto all’Europa “abbiamo inviato la prima documentazione” all’Ema “martedì 17 novembre. Speriamo di avere il via libera entro dicembre. La nostra società sta negoziando con la Commissione di Bruxelles per una fornitura di 80 milioni di dosi da consegnare nel 2021”. (Aggiornamento al 20.11.2020)

Cina, vaccino sperimentale somministrato a quasi 1 milione di persone

Sono quasi un milione le persone alle quali in Cina è stato somministrato un vaccino di emergenza per il Covid-19, ancora in fase sperimentale. Lo ha annunciato l’azienda Sinopharm. Le autorità cinesi hanno rilasciato il vaccino a luglio, per gruppi selezionati di persone. Tra queste, funzionari di governo, studenti, persone che per ragioni di lavoro si recano all’estero. (Aggiornamento al 20.11.2020)

Vaccino covid Italia tra patentino e obbligo per fasce età

Vaccino covid, si parte a gennaio tra patentino e ipotesi di ‘obbligo a fasce’ in base all’età. Il piano prende forma, come ha spiegato il commissario Domenico Arcuri. “Stiamo disegnando un piano dei vaccini, il primo sarà quello di Pfizer e all’Italia arriveranno 3,4 milioni di dosi nella seconda parte di gennaio, che serviranno a vaccinare 1,7 milioni di italiani perché a ogni persona dovranno essere somministrate due dosi”, ha detto. Il prodotto Pfizer richiede condizioni particolari per la conservazione, con temperature di circa -70/-80 gradi. I frigoriferi “ci sono”, ha detto Arcuri. “Martedì scorso abbiamo inviato alle Regioni una lettera in cui chiediamo di indicarci entro domani i luoghi di destinazione, dove si ritiene più proficuo far arrivare i vaccini. La distribuzione la farà direttamente la Pfizer”, ha aggiunto. “Sulla base di previsioni non ancora validate una parte importante della popolazione entro il terzo trimestre 2020 sarà vaccinata”, ha detto Arcuri, auspicando che “nel corso del 2021 la somministrazione del vaccino avvenga su larga scala”. Arcuri ha sottolineato in ogni caso che al momento “non sappiamo quanti italiani vorranno fare il vaccino”. “Stiamo progettando una piattaforma informatica che consentirà di gestire la verifica della somministrazione per sapere come si chiamano le persone che hanno fatto il vaccino e dove lo hanno fatto, per seguire la tracciabilità dei beni sul territorio”, ha detto Arcuri, rispondendo a una domanda sull’ipotesi di un patentino. La soluzione “sarà possibile e sarà il ministero della Salute a stabilire le modalità”. Si è spinto oltre il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri: “Dovrebbe essere inserita un’obbligatorietà per fasce d’età”, ha detto intervenendo a Piazzapulita. Lo schema “dovrebbe ricalcare quello del vaccino antinfluenzale”, con una particolare attenzione alle fasce fragili e ai soggetti anziani, i più esposti ai rischi del coronavirus. Per una “protezione di gregge”, ha detto scegliendo una definizione diversa rispetto a ‘immunità di gregge’, è necessario che una ampia fascia della popolazione si vaccini. Per il professor Andrea Crisanti, bisognerebbe superare la soglia del 70% per arrivare a risultati efficaci. Anche alla luce di queste considerazioni, ha ribadito Sileri, “servirebbe un’obbligatorietà legata alle fasce d’età. A mio avviso servirà tutto il 2021 per la vaccinazione”. (Aggiornamento al 20.11.2020)

Von der Leyen: “Possibile ok Ema seconda metà dicembre”

L’Ema “potrebbe dare un’autorizzazione condizionata alla commercializzazione” nell’Ue dei vaccini contro il Covid-19 sviluppati da “Biontech e Moderna” nella “seconda metà di dicembre 2020, se non sorgono problemi”. Lo dice la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, in conferenza stampa a Bruxelles. Si tratta del “primo passo”, continua von der Leyen, spiegando che le dosi arriverebbero inizialmente in “piccoli numeri”, destinati poi a crescere a mano a mano che procede la produzione. E’ quanto mai importante, insiste, che gli Stati membri “sviluppino dei piani di vaccinazione”, stabilendo per tempo quali sono le categorie che devono essere vaccinate per prime, come “i lavoratori della sanità e gli anziani”.  
Finora, ricorda von der Leyen, la Commissione ha siglato cinque contratti, con Astrazeneca, Sanofi-Gsk, Johnson & Johnson, Biontech/Pfizer e Curevac. “Continuiamo i negoziati con Moderna e siamo in colloqui con Novavax. Tutti gli Stati membri hanno firmato per comprare gli stessi vaccini e per stare nel nostro portafoglio, cosa che è una buona notizia”. 
“E’ un portafoglio – continua – di cinque, spero presto sei, tipi di vaccino contro la Covid-19: è importante perché copre quattro tecnologie diverse di produzione e può essere che vaccini diversi funzionino meglio in fasce diverse della popolazione rispetto ad altri. Tutti i vaccini saranno valutati nel modo appropriato, con tutti i dati, prima che li autorizziamo”. 
“Per noi è molto importante essere in contatto con altre autorità: per esempio, per quanto riguarda Biontech e Moderna, essere in stretta collaborazione con la Fda statunitense. L’Ema ha call giornaliere con la Fda per sincronizzare le valutazioni” in corso sui vaccini, conclude von der Leyen.  (Aggiornamento al 19.11.2020)

Vaccino Covid in Italia, quando arriva e quante dosi

A fine gennaio 3,4 milioni di dosi di vaccino anti-Covid, da destinare prima agli ospedali e alle Rsa, e una campagna su larga scala a partire dai più fragili. E’ quanto prevede una comunicazione visionata dall’Adnkronos e inviata dal commissario Domenico Arcuri alle Regioni e, per conoscenza, ai ministri della Salute e degli Affari regionali, per la predisposizione del futuro piano vaccini anti-Covid. 
“Come noto – si legge nella comunicazione – l’Italia ha aderito all’iniziativa dell’Ue per l’acquisto del più ampio portafoglio possibile di vaccini” e i primi “potrebbero essere disponibili già a partire dai primi mesi del prossimo anno”. 
“In particolare – scrive Arcuri – il vaccino Pfizer, il cui iter di validazione sembra essere, ad oggi, il più avanzato, permetterebbe all’Italia di disporre già da fine gennaio 2021 di circa 3,4 milioni di dosi da somministrare a 1,7 mln di persone. E’ necessario, pertanto, scegliere il target di cittadini a cui somministrare le prime dosi disponibili”. 

PRIMA OSPEDALI E RSA – Su questo, il commissario non ha dubbi: “Appare prioritario – scrive – salvaguardare quei luoghi che nel corso della pandemia hanno rappresentato il principale canale di contagio e diffusione del virus”, a partire da “gli ospedali e i presidi residenziali per anziani”.  Dopo aver destinato i primi vaccini anti-Covid ai luoghi “principale canale di contagio e diffusione”, come ospedali e Rsa, “per gli altri vaccini in arrivo, destinati, invece, a tutte le altre categorie di cittadini, saranno previste modalità differenti di somministrazione, in linea con la ordinaria gestione vaccinale, attraverso una campagna su larga scala (es drive-through) a partire dalle persone con un elevato livello di fragilità” si legge nella comunicazione visionata dall’Adnkronos.  

CONSERVAZIONE E SOMMINISTRAZIONE – “Le caratteristiche di consegna di questo primo vaccino prevedono, per garantire la sua integrità, che questo sia consegnato esclusivamente dal fornitore direttamente ad ogni punto di somministrazione (in apposite borse di conservazione contenenti, al massimo, 5 scatole da 975 dosi ciascuna). Le caratteristiche di conservazione, inoltre, di queste prime dosi di vaccino, prevedono che lo stesso possa essere mantenuto per: 15 giorni dalla consegna nelle borse di conservazione del fornitore; 6 mesi, qualora si disponga di celle frigorifere a temperatura -75°C+-15°C”.  “Le caratteristiche di somministrazione – si legge ancora nel documento – prevedono che il vaccino vada utilizzato al massimo entro 6 ore dall’estrazione dalle borse o dalla cella di conservazione. Si consideri inoltre che ogni fiala di vaccino contiene 5 dosi”. 

LA RICHIESTA ALLE REGIONI – Il commissario Arcuri chiede alle Regioni di iniziare a lavorare sul piano vaccino anti-Covid, iniziando già ora a individuare le strutture più idonee. Le comunicazioni, puntuali, dovranno essere inviate entro il 23 novembre.  “Al fine di definire il piano di fattibilità di questa prima fase di somministrazione – si legge nel testo – è necessario che le regioni da Voi presiedute individuino, in ogni provincia, idonee strutture capaci di rispettare i vincoli sovraesposti quanto alle caratteristiche di consegna, di conservazione e di somministrazione”.  Entro il 23 novembre le Regioni devono comunicare “per ogni provincia, il numero e la denominazione dei presidi ospedalieri all’interno dei quali si ritiene utile che il vaccino venga consegnato e somministrato; tale presidio ospedaliero dovrà essere in condizione di vaccinare almeno 2.000 persone” o “più persone ma con multipli di 1000 in 15 giorni”. Per ogni presidio ospedaliero così individuato “il numero di personale operante al suo interno, a qualunque titolo; il numero di personale sanitario e sociosanitario operante nel territorio, che potrà raggiungere il presidio ospedaliero in non più di 30-60 minuti; la disponibilità al loro interno di congelatori” con caratteristiche tali da consentire la conservazione del siero ed il “relativo volume di spazio disponibile”.  (Aggiornamento al 19.11.2020)

Fauci: «A dicembre possibili prime dosi negli Usa»

È possibile che saranno disponibili negli Usa già «alla fine di dicembre o all’inizio di gennaio» le prime dosi di vaccino sicuro contro il coronavirus per alcuni americani a forte rischio, a condizione che i test clinici in corso non evidenzino criticità. Lo ha detto il virologo Anthony Fauci, massimo esperto di malattie infettive degli Stati Uniti e membro della task force della Casa Bianca contro il Covid-19, in una conversazione con Francis Collins, direttore del National Institutes of Health, trasmessa sui social.
Sulla base delle attuali proiezioni delle aziende più avanti sui vaccini, Moderna Inc e Pfizer Inc, gli americani probabilmente sapranno «a dicembre se abbiamo o meno un vaccino sicuro ed efficace», ha affermato Fauci, secondo il quale «il primo sguardo intermedio (ai risultati dei test, ndr) dovrebbe essere, speriamo, entro le prossime settimane». (Aggiornamento al 30.10.2020)

Burioni analizza report Moderna: “Tre possibili scenari

Il vaccino in corso di sviluppo dall’azienda Moderna, con il National Institutes of Health (Nih) Usa, «appare essere ragionevolmente ben tollerato, una risposta anticorpale neutralizzante più intensa di quella che segue al virus viene indotta in tutti i partecipanti, anche quelli anziani (in generale la risposta neutralizzante è correlata alla protezione) e anche l’altra parte del sistema immunitario, quello composto da cellule, viene ben stimolato nel modo corretto in tutti i partecipanti (anche anziani, ripeto). A questo punto bisogna vedere se il vaccino funziona. Il 22 ottobre è stato terminato l’arruolamento e tra poco (non viene detto quando, ma speriamo sia presto) ci sarà la prima analisi dei dati, alla quale potranno seguire tre possibilità». E’ l’analisi che fa il virologo dell’Università San Raffaele di Milano Roberto Burioni su MedicalFacts.it, il sito di divulgazione e informazione scientifica da lui fondato, sul report trimestrale di Moderna per gli investitori.
Ecco i tre scenari prospettati da Burioni sul vaccino Moderna: 1) “Il vaccino offre una protezione superiore al 74%. Sarebbe fantastico. Lo studio viene interrotto perché l’efficacia è dimostrata e viene richiesta l’autorizzazione per la commercializzazione; 2) Il vaccino non offre una protezione superiore al 74%, ma non si può ancora dire che non è efficace: lo studio continua; 3) I dati dimostrano con chiarezza che il vaccino non funziona, a questo punto lo studio viene interrotto perché non sarebbe etico sottoporre altri pazienti a un rischio a questo punto ingiustificato“.
«Siccome nessuno – ripeto – nessuno al mondo sa quale di questi tre scenari si verificherà, capite che ogni previsione di commercializzazione, di distribuzione o altro non ha alcun senso logico. Aspettiamo e speriamo bene», conclude il virologo.(Aggiornamento al 29.10.2020)

«Super anticorpi made in Italy pronti in primavera»

Procede a tappe serrate la ricerca sui super anticorpi ‘made in Italy’ contro Covid-19. «Stiamo già producendo gli anticorpi monoclonali per le prove cliniche e per la somministrazione ai pazienti. Vorremmo iniziare lo studio sull’uomo prima di metà dicembre, per arrivare in primavera all’utilizzo di questi anticorpi». A spiegarlo all’Adnkronos Salute è il celebre scienziato Rino Rappuoli, ‘padre’ di tanti vaccini fra cui quello contro il meningococco B, chief scientist di Gsk Vaccines a Siena e professore di Vaccines Research presso l’Imperial College di Londra, coordinatore del Monoclonal Antibody Discovery (Mad) Lab di Fondazione Toscana Life Sciences, impegnato nello sviluppo del super anticorpo contro Sars-Cov-2.
«In questo momento stiamo disegnando le prove cliniche e i protocolli in collaborazione con lo Spallanzani di Roma», precisa lo scienziato, ricordando che la ricerca toscana ha selezionato nei mesi scorsi, a partire dal sangue di pazienti convalescenti o guariti da Covid, una ‘rosa’ di 3 candidati più promettenti, tra cui uno (MAD0004J08) che si è dimostrato il più potente contro il virus. Dopo l’arruolamento dei pazienti «in un mese-un mese e mezzo contiamo di avere i risultati in base ai quali poter chiedere l’autorizzazione al commercio. E la nostra idea è quella di arrivare a poter utilizzare questa arma anti-Covid in primavera».
La ricerca sugli anticorpi ha tempi più rapidi rispetto a quella sui vaccini anche perché si tratta di prodotti già ampiamente impiegati in terapia tumorale e approvati da tutte le agenzie regolatorie. Recentemente gli anticorpi monoclonali sono stati usati anche per le malattie infettive e nel caso dell’infezione da Ebola hanno rappresentato la prima e unica soluzione per terapia e prevenzione.
Ma cosa spinge l’ideatore di tanti vaccini a scommettere su questa strategia?
«Gli anticorpi monoclonali – assicura – saranno parte della soluzione: insieme ai vaccini ci permetteranno di mettere a tacere la pandemia».
Si tratta di un’arma a due lame: «Da una parte gli anticorpi monoclonali sono una terapia che permette di guarire dal virus, dall’altra possono essere dati per prevenire l’infezione. Se si somministrano a una persona sana, questa è protetta per 6 mesi. Il vaccino invece dà una protezione prolungata, ma tra la prima dose e il richiamo la protezione scatta dopo 45 giorni. Nel frattempo – spiega Rappuoli – si potrebbe somministrare l’anticorpo per proteggere il paziente, un po’ come si faceva con le gammaglobuline antitetaniche, che si davano dopo una ferita per proteggere dal tetano nel periodo ‘finestra’ prima del vaccino. Insomma vaccini e anticorpi sono armi complementari», dice l’esperto.
Numerosi vaccini sono in sperimentazione «su decine di migliaia di persone, dunque – assicura – avremo un database importante relativo a sicurezza ed efficacia. Certo, occorre essere cauti e attendere i risultati finali della fase 3. Questo è un virus nuovo è c’è paura che possa manifestarsi un effetto analogo a quello registrato per il vaccino della Dengue: se gli anticorpi prodotti non sono affini, potrebbero creare problemi. Insomma, si sta andando avanti velocemente ma occorre cautela. Fra i più avanzati poi – aggiunge – ci sono 3 tipologie di vaccini, uno a vettore virale (Oxford), uno a Rna (Moderna) e uno con proteine e adiuvanti. Solo l’ultimo sfrutta un meccanismo noto, gli altri due finora sono stati usati solo su prove cliniche e c’è il rischio che, quando si passa a numeri più ampi, emergano effetti che non si erano visti in precedenza». Ecco perché, secondo Rappuoli, occorre avere pazienza e attendere i tempi (seppur accelerati al massimo) della ricerca.
Se i vaccini allo studio sono ormai centinaia, «ci sono almeno 5-6 progetti avanzati nel mondo sugli anticorpi monoclonali contro Covid-19. E sono molto orgoglioso che uno di questi sia frutto della ricerca fatta in Italia – confida Rappuoli – Se inoltre gli altri anticorpi sperimentali si somministrano per endovena, il nostro è davvero molto potente e non ha bisogno di questa via: la somministrazione sarà intramuscolo», e dunque più semplice, anticipa lo scienziato. Anche se la posologia sarà stabilita proprio attraverso le prove cliniche ormai alle porte.
Ma ha senso che ci siano nel mondo tanti gruppi impegnati nella ricerca e sviluppo di anticorpi contro Covid-19?
«Ha molto senso: la produzione è complessa – assicura Rappuoli – e fare un milione di dosi di anticorpi è davvero impegnativo. Più ce ne sono, più saremo tranquilli».(Aggiornamento al 29.10.2020)
di Margherita Lopes

Pfizer: “Improbabile dati cruciali prima del 3 novembre

La sperimentazione del vaccino anti Covid-19 in fase avanzata ‘targato’ Pfizer e BionTech ha arruolato più di 42mila volontari. Lo ha annunciato la società farmaceutica americana, pubblicando il report sulle performance nel terzo trimestre. Pfizer ha fatto sapere che quasi 36mila volontari hanno già ricevuto la seconda dose del vaccino sperimentale. Ma i dati cruciali su sicurezza ed efficacia, attesi in un primo tempo per questa settimana, sembra improbabile che arrivino prima delle elezioni statunitensi del 3 novembre, riferisce ‘Cnbc’.
In una telefonata con gli investitori, il Ceo di Pfizer Albert Bourla ha affermato infatti che la società non si aspetta di fare alcun annuncio sul suo trial fino ad almeno una settimana dopo che il comitato di monitoraggio dei dati avrà concluso la revisione della sperimentazione del vaccino. Il comitato non ha ancora condotto un’analisi ad interim di efficacia, ha fatto sapere ancora Pfizer. “Abbiate pazienza”, ha detto Bourla durante la chiamata. “So quanto stanno crescendo i livelli di stress. So quanto il vaccino è necessario per il mondo”.
A settembre Pfizer ha ampliato l’arruolamento della sua sperimentazione di fase 3 a un massimo di 44mila volontari rispetto all’obiettivo iniziale di 30mila. La società ha affermato che questo allargamento consentirà, tra l’altro, di includere adolescenti dai 16 anni e persone con patologie preesistenti. (Aggiornamento al 27.10.2020)

Le Foche: «Vaccino? Ci vorrà qualche mese»

«Ci sono già terapie che funzionano bene. Il desametasone è un cortisonico che costa poco e salva le vite umane. Ne ha parlato uno studio inglese e noi lo confermiamo. A marzo non lo usavamo perché non lo ritenevamo utile, visto che nella sars funzionava. Adesso invece è molto utile. Comporta un miglioramento clinico del paziente e riduce la mortalità di moltissimo. Associato ad altri farmaci di supporto va molto bene. Aspettiamo gli anticorpi monoclonali che sono una prospettiva molto valida, che potranno essere utilizzati preventivamente nel personale sanitario per prevenire il contagio ospedaliero. E poi molte industrie stanno preparando dei vaccini che sembrano funzionare. Ci vorrà qualche mese per l’industrializzazione e la somministrazione del vaccino, ma guardiamo al futuro, vediamo l’apertura, la fine di questa pandemia».
Lo ha detto Francesco Le Foche, immunologo clinico, ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format ‘I Lunatici‘. «Io credo che l’industrializzazione verrà prodotta già in primavera, potremo dare la vaccinazione a tante persone. I casi si ridurranno e noi andremo verso la fine di questa pandemia», ha aggiunto.
«Ora dobbiamo controllare bene il virus per avere delle festività natalizie tranquille – ha poi sottolineato – Adesso dobbiamo essere pronti, attenti e rispettosi della salute pubblica. Bisogna evitare di entrare nel panico. Bisogna essere prudenti e razionali. Indossare la mascherina, distanziarci, igienizzarci, ma restare razionali. Niente panico. In estate ci siamo rilassati, il controllo sociale del virus è fondamentale, dobbiamo essere rispettosi della salute degli altri, portare bene le mascherine, lavarci le mani, limitarci a fare l’essenziale. Poi tra quattro o cinque mesi andremo verso il futuro. La scienza ci salverà, questo è il pianeta più bello dell’universo, dove c’è l’umanità. La scienza sconfiggerà anche questa pandemia», ha detto ancora Le Foche.
«Il numero dei contagiati cresce, c’è una diffusione del numero dei contagi, la patologia che stiamo affrontando è diversa rispetto a marzo, è molto più tranquilla», ha affermato l’immunologo clinico facendo il punto delle situazione. «Dobbiamo fare in modo che il numero non cresca, che la diffusione sociale del virus non ne aumenti la carica, perché questo potrebbe far aumentare il numero di posti occupati nei reparti e nelle terapie intensive. Ora i contagi sono molti in Lombardia, ma si sono spalmati in tutta la penisola. I casi sono meno gravi perché li vediamo prima e li trattiamo meglio. Sono molto meno importanti. E si muore di meno. Sappiamo gestire molto meglio il paziente. Dobbiamo ancora controllare bene il territorio, organizzarlo meglio, ma questo è quello che succede nei reparti. Tranquillamente trattiamo il paziente, che spesso esce in tempi rapidi. Arrivano spesso in buone condizioni e li dimettiamo bene. Dobbiamo organizzare delle strutture esterne che accolgano il paziente in modo che non ci sia una condizione di contagi tra familiari – ha evidenziato – Dobbiamo mettere in campo una sorta di lockdown personale, su cento cose che dovremmo fare facciamone quindici, quelle più urgenti. Proteggerci per i prossimi quattro o cinque mesi». (Aggiornamento al 23.10.2020)

Burioni e la “buonissima notizia” sul vaccino

«Buonissima notizia! Completato il reclutamento a tempo di record per il vaccino Moderna. Adesso bisogna aspettare che 151 persone si infettino e sapremo se il vaccino funziona». Lo scrive su Twitter il virologo Roberto Burioni commentando l’annuncio di Moderna secondo cui è arrivato a completamento l’arruolamento di 30mila partecipanti per lo studio ‘Cove‘ di fase 3 sul vaccino e a dicembre può essere chiesta l’autorizzazione alla Food and Drug Administration per immetterlo sul mercato. «Manca poco, teniamo duro», aggiunge Burioni. (Aggiornamento al 22.10.2020)

Moderna: «Pronti a chiedere ok a dicembre»

È arrivato a completamento l’arruolamento di 30mila partecipanti per lo studio ‘Cove‘ di fase 3 sul vaccino mRna contro Covid-19 (mRna-1273). Lo ha annunciato in una nota l’azienda Moderna. Lo studio ‘Cove‘ è stato progettato per valutare i partecipanti a più alto rischio di malattia grave da Sars-CoVìv-2. Il 42% dei partecipanti proviene da gruppi ad alto rischio, tra cui più di 7mila arruolati hanno più di 65 anni; più di 5mila hanno meno di 65 anni ma sono affetti da malattie croniche (diabete, obesità grave e malattie cardiache) che li mettono a rischio di contrarre una forma grave di Covid. Il presidente di Moderna, Stephen Hoge, ha affermato alla ‘Cnn‘ che «ora siamo sulla buona strada per richiedere all’Fda, la Food and Drug Administration, l’autorizzazione a immettere il vaccino sul mercato all’inizio di dicembre se tutte le stelle si allineeranno».

«Il completamento dell’arruolamento dello studio Cove è una pietra miliare importante per lo sviluppo clinico dell’mRna-1273, il nostro candidato vaccino contro il Covid-19 – sottolinea Stéphane Bancel, Ceo di Moderna – Siamo in debito con tutti i partecipanti allo studio. Vorremmo anche ringraziare gli sperimentatori e i nostri partner nei siti di sperimentazione clinica, compresi Ppd e i National Institutes of Health, così come il team di Moderna per il loro supporto nel completare l’arruolamento. Moderna si impegna per una ricerca scientifica rigorosa e per i più alti standard di qualità dei dati. Continueremo a lavorare in collaborazione con le autorità di regolamentazione per far andare avanti l’mRna-1273, che speriamo contribuisca a sconfiggere la pandemia Covid-19», conclude Bancel. (Aggiornamento al 22.10.2020)

Vaccino Covid, funzionerà sugli anziani?

Mentre continua la corsa al vaccino – con 52 candidati sperimentali in fase clinica secondo l’ultimo aggiornamento dello Spallanzani – gli scienziati si interrogano sull’efficacia dei futuri sieri anti-Covid, in particolare nella fascia di popolazione più a rischio: gli anziani e i fragili.

Cosa accadrebbe se un vaccino contro Covid-19 offrisse poca o nessuna protezione nei gruppi ad alto rischio, come gli anziani e le persone con patologie, ma fosse in grado di ridurre l’infezione o l’infezione nei giovani adulti?“. A interrogarsi sono Marc Lipsitch, epidemiologo dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health e Natalie Dean del Dipartimento di Biostatistica dell’University of Florida, in un articolo su ‘Science‘.

Secondo gli esperti una strategia di protezione indiretta – in base alla quale coloro che sono in contatto con individui ad alto rischio vengono vaccinati per ridurre la trasmissione – potrebbe essere preferibile, una volta che le scorte di vaccino diventeranno sufficienti. Questa considerazione rispecchia il modo in cui le campagne contro l’influenza – inizialmente rivolte agli anziani – più recentemente si sono concentrate sulla popolazione generale, in parte per migliorare la protezione indiretta.

«È urgente ottenere prove su come ogni vaccino sperimentale influisce sull’infettività prima dell’approvazione o subito dopo – affermano gli autori – per pianificare in che modo utilizzare questi vaccini in modo coordinato». Fra i nodi da sciogliere: capire se i sieri possono prevenire l’infezione o ridurre la contagiosità, e quanto sono efficaci nei diversi sottogruppi di pazienti. (Aggiornamento al 22.10.2020)

Guerra (Oms): «Entro fine anno prototipo vaccino validato»

(Aggiornamento al 21.10.2020) Il traguardo di un vaccino contro Covid-19 si avvicina. «La situazione è abbastanza chiara: abbiamo 3 prodotti candidati che hanno iniziato il deposito dei dossier registrativi, quindi le agenzie regolatorie li stanno esaminando, e ne abbiamo altri 29-30 in fase clinica avanzata. Molti stanno dando risultati preliminari piuttosto buoni. Entro la fine dell’anno avremo il prototipo validato». A fare il punto è Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che intervenendo ad ‘Agorà’ su Rai 3 conferma la credibilità delle tempistiche prospettate da più parti e anche dallo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte.  Poi «comincerà la produzione industriale e si delineerà la strutturazione di una logistica estremamente complicata», prosegue l’esperto.

Ma per avere un’effettiva disponibilità del vaccino anti Sars-CoV-2 la maggioranza della popolazione dovrà davvero aspettare il 2022?

«Sinceramente non credo – risponde Guerra – Stanno andando avanti degli accordi industriali con i grossi bacini produttivi, non soltanto localizzati in Europa, ma anche delocalizzati. L’India è il gigante della produzione del vaccino in tutto il mondo, da lì forniscono tutti quanti, sono stati contattati e hanno già avanzato una serie di proposte industriali».  

Per il rappresentante dell’Oms, «probabilmente sarà molto più un problema di equità economico-finanziaria: bisognerà calmierare la componente commerciale in modo che tutti quanti abbiano veramente la possibilità di accedere al vaccino. Ma questo sta già avvenendo, la negoziazione è in corso».  

Crisanti (UniPD): «Vaccino covid tra 2 mesi è irrealistico»

«Lo vedo piuttosto irrealistico». Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova, si riferisce alla possibilità che il vaccino contro il Covid sia pronto tra due mesi. «Forse fra due mesi arriverà qualcuno che dice ‘abbiamo un vaccino’. Ma da lì a fare uno studio pilota e poi a distribuirlo, passano tanti mesi», ha detto a Sky Tg24.  Alla domanda se questa estate abbiamo perso un’occasione importante, l’esperto ha risposto: «Sulla base di quello che stiamo vedendo adesso abbiamo messo a rischio sia i sacrifici che hanno fatto gli italiani che sono restati a casa due mesi sia l’economia, un sacrificio che ci è costato 150-160 milioni». «La sfida per i prossimi mesi e nei prossimi due anni sarà tenere sotto controllo il virus, stiamo dando un vantaggio competitivo pauroso a Cina, Giappone, Corea, cioè a tutte quelle economie che sono riuscite a controllare l’epidemia». «Fare paragoni con altri Paesi europei è da vili», ha affermato ancora. (Aggiornamento al 21.10.2020)

Johnson & Johnson sospende sperimentazione vaccino

Johnson & Johnson ha sospeso “temporaneamente” la sperimentazione del vaccino contro il coronavirus al quale stava lavorando a causa di “eventi avversi” su un volontario “non spiegabili”. In un comunicato la casa farmaceutica americana ha spiegato che «la malattia del volontario sarà osservata e valutata». Non viene tuttavia precisato se il partecipante alle fase 3 della sperimentazione si sia ammalato dopo aver assunto una dose del vaccino o un placebo. (Aggiornamento al 13.10.2020)

Guerra (Oms): “Verosimile vaccino entro fine anno

«Vaccino entro fine anno? E’ verosimile. Il problema sarà poi la produzione e la logistica». Lo afferma Ranieri Guerra, vicedirettore generale dell’Oms e componente del Comitato tecnico-scientifico, ospite questa mattina di “The Breakfast Club” su Radio Capital.  «L’Italia sta facendo un ottimo lavoro, soprattutto per quanto riguarda il monitoraggio continuo. Speriamo di non eguagliare l’andamento dell’epidemia negli altri Paesi – avverte – ma che quei numeri siano per noi un monito. Per capirlo basteranno un paio di settimane».  (Aggiornamento al 12.10.2020)

Vaccini in fase di sviluppo non influenzati da mutazione virus

L’efficacia dei vaccini attualmente in fase di sviluppo contro Covid-19 non dovrebbe essere influenzata dalle recenti mutazioni del virus Sars-CoV-2. E’ quanto emerge da un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Università di York e dell’Agenzia scientifica nazionale australiana e pubblicato su ‘npj Vaccines’. La maggior parte dei vaccini in fase di sviluppo in tutto il mondo sono stati modellati infatti sul “ceppo D” originale del virus, che era più comune tra le sequenze pubblicate all’inizio della pandemia. Da allora però il virus si è evoluto nel “ceppo G”, divenuto dominante a livello globale: adesso rappresenta circa l’85% dei genomi Sars-CoV-2 pubblicati. Si temeva dunque che il ceppo G, all’interno della principale proteina di superficie del virus, avrebbe avuto un impatto negativo sui vaccini in fase di sviluppo. Ma la ricerca condotta dall’Agenzia scientifica nazionale australiana – il Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (Csiro) – non ha trovato prove di un impatto negativo del ‘nuovo’ ceppo dominante sull’efficacia dei vaccini sperimentali. Lo studio ha testato campioni di sangue di furetti a cui era stato somministrato un vaccino contro ceppi di virus che possedevano o non presentavano questa mutazione, nota come “D614G”, e che secondo i ricercatori avrebbe reso il virus più contagioso. Così il team ha scoperto che la mutazione non inficerebbe l’efficacia dei vaccini. (Aggiornamento al 08.10.2020)

Covid, Oms: “Speranza di un vaccino entro fine anno

Tedros Adhanom Ghebreyesus

«Abbiamo bisogno di vaccini e c’è la speranza che entro la fine di quest’anno ce ne possa essere uno». Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante un incontro del board dell’Oms. «Soprattutto per i vaccini e altri prodotti che sono in fase di sviluppo, lo strumento più importante è l’impegno politico dei nostri leader, in particolare nell’equa distribuzione dei vaccini», ha affermato il direttore generale. «Abbiamo bisogno l’uno dell’altro, abbiamo bisogno di solidarietà e dobbiamo usare tutta l’energia che abbiamo per combattere il virus», ha aggiunto. (Aggiornamento al 06.10.2020)

Il premio Nobel Hoffman: “Vaccino arriverà nel 2021

«Penso onestamente, e sono personalmente convinto, che per i membri del personale sanitario ci sarà un vaccino, quando è sempre un po’ aleatorio dirlo, ma certamente se non sarà a Natale sarà a Pasqua, allora potremo vaccinarli. E per la popolazione generale il vaccino ci sarà nel corso del 2021». Ne è certo il Premio Nobel per la Medicina 2011 e immunologo di fama mondiale Jules Hoffman, francese di origine lussemburghese, direttore di ricerca e membro del consiglio di amministrazione del Cnrs, Direttore di ricerca emerito del Centre National de la Recherche Scientifique presso l’Istituto di Biologia molecolare e cellulare a Strasburgo, già Presidente della Académie des sciences, membro dell’Académie française.
A Milano per l’annuncio dei vincitori dei Premi Balzan, Hoffman, membro del Comitato generale premi della Fondazione Internazionale Premi Balzan e Premio Balzan 2007, ha tenuto una lectio magistralis dal titolo ‘Les pandémies dans l’histoire humaine, à la lumière du Covid-19‘.
«Certo, ci sono stati due o tre casi di reinfezione – ha concesso – ma in biologia non è come in altre discipline, è estremamente variabile, ogni cosa è variabile, nessuno di noi somiglia totalmente all’altro».
«Ma vi giuro – ha poi scherzato – che verrò ancora qui per il Premio nel 2022 e sono certo che a quel punto il problema sarà stato superato – ha sottolineato – e perché sono sicuro? – ha continuato – Semplicemente perché ci troviamo di fronte ad una situazione, a parte alcuni dettagli, in cui cominciamo a capire bene di cosa si tratta. Siamo in una situazione in cui l’umanità non si è mai trovata, abbiamo delle tecniche che sono fantastiche. L’umanità non le ha mai avute: ha conosciuto delle pandemie ma non aveva gli strumenti che abbiamo oggi per combatterle».

In Cina «prime dosi di vaccino a novembre»

Potrebbero essere pronte e disponibili per la popolazione cinese già “a novembre o dicembre” le prime dosi dei vaccini anti-Covid 19 sviluppati in Cina, primo Paese al mondo a fare i conti con l’emergenza coronavirus. Parola di un’esperta del Centro cinese per la prevenzione e il controllo delle malattie, Wu Guizhen, citata dal Global Times, voce all’estero del governo di Pechino. Il giornale parla di cinque vaccini sviluppati dalla Cina attualmente nella fase tre della sperimentazione clinica. Il percorso va avanti “senza intoppi“, ha assicurato Wu, e per i cinesi le prime dosi dei vaccini potrebbero essere disponibili già “a novembre o dicembre”. L’esperta ha detto di essere tra i volontari che si sono sottoposti al vaccino, senza precisare quale. “Ad aprile mi sono sottoposta al vaccino come volontaria – ha affermato – Mi sento bene“.

ReiThera: “Per vaccino corsa contro il tempo

ReiThera è «coinvolta a pieno ritmo nel raggiungimento di questo importante obiettivo: si tratta di una vera e propria corsa contro il tempo per verificare la sicurezza, l’immunogenicità e l’efficacia del vaccino sull’uomo affinché possa essere messo a disposizione di tutto il Paese nel più breve tempo possibile». Lo sottolinea l’azienda di Castel Romano, che ha realizzato, sviluppato e prodotto un vaccino italiano anti-Covid con una tecnologia basata su un vettore virale non replicativo.  

In una nota ReiThera ha ritenuto «opportuno fornire indicazioni sull’andamento e l’iter dello sviluppo del vaccino sperimentale», pur considerano «prioritario dare la precedenza al raggiungimento di un traguardo che potrebbe sconfiggere la pandemia». L’azienda, dunque, puntualizza che «il 24 agosto è stata avviata la sperimentazione sull’uomo di fase 1 insieme all’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma», che «in questi giorni è partita la sperimentazione della stessa fase 1 anche nel Centro ricerche cliniche di Verona», che «la fase successiva di sperimentazione coinvolgerà un numero molto ampio di volontari e partirà non appena saranno disponibili i primi risultati della fase 1». In parallelo alla sperimentazione, ReiThera sta «già predisponendo la produzione su larga scala delle dosi di vaccino».  

Pfizer: “Entro fine ottobre sapremo se vaccino funziona”

Nella corsa al vaccino anti-Covid c’è in fase avanzata anche un candidato dell’azienda farmaceutica Pfizer. Secondo l’amministratore delegato, Albert Bourla, «ci sono buone probabilità che entro fine ottobre sapremo se il vaccino funziona». Bourla ha fatto il punto in una intervista al programma ‘Face the Nation’ sulla Cbs. Nel caso in cui «i risultati saranno positivi, l’arrivo del vaccino sul mercato l’anno prossimo dipenderà da quanto tempo impiegheranno le autorità ad approvarlo», ha proseguito Bourla.  

Pfizer ha sviluppato il vaccino con BioNtech e ha arruolato 30mila volontari per la sperimentazione di Fase 3, ma vorrebbe arrivare a 40mila. «La decisione di aumentare il numero di partecipanti ai test deriva desiderio di verificare il funzionamento su popolazioni più vulnerabili», ha concluso Bourla.  

AstraZeneca: “Vaccino ancora possibile entro fine anno

Non tutto è perduto. Il ceo di AstraZeneca Pascal Soriot, ha affermato oggi alla stampa britannica che il vaccino contro il coronavirus dell’azienda potrebbe ancora essere disponibile entro la fine dell’anno, o all’inizio del prossimo, nonostante lo stop dei trial clinici dopo il possibile effetto collaterale registrato in un volontario.  AstraZeneca e l’Università di Oxford, che stanno sviluppando congiuntamente il vaccino, testandolo su 50.000-60.000 persone in tutto il mondo, hanno dovuto interrompere ieri le sperimentazioni per indagare sulla “malattia potenzialmente inaspettata” verificatasi in un volontario. Soriot, riferisce il ‘Guardian‘, non è stato in grado di dire quando il trial sarebbe ripartito, ma ha spiegato: “Anche così, penso ancora che siamo sulla buona strada per avere una serie di dati da presentare prima della fine dell’anno” per l’approvazione normativa.  “Potremmo ancora avere un vaccino entro la fine di quest’anno, o all’inizio del prossimo anno” a seconda di quanto velocemente si muoverà l’agenzia regolatoria, ha aggiunto nel corso di un evento ospitato dal gruppo Tortoise. Il manager ha sottolineato che è comune avere pause nei trial causate da “eventi avversi”, ma che “la differenza qui è che il mondo intero” sta guardando. Sono stati effettuati ulteriori test sulla persona che si è ammalata. I dati saranno quindi presentati a un comitato di sicurezza indipendente che li valuterà e poi deciderà se la sperimentazione può riprendere. “Non sappiamo se si tratta di mielite trasversa. Non sappiamo quale sia la diagnosi finale“, ha concluso. (Ultimo aggiornamento 10.09.2020)

Al via in Usa sperimentazione vaccino Sanofi-Gsk

Sanofi e Gsk hanno avviato oggi la sperimentazione clinica di fase 1/2 per il loro vaccino Covid-19. Lo studio clinico randomizzato coinvolgerà un totale di 440 adulti sani in 11 siti di sperimentazione negli Stati Uniti. Le aziende “sono impegnate nel fornire i primi risultati già all’inizio di dicembre 2020, per un contestuale avvio di sperimentazione di fase 3. Qualora i dati siano sufficienti per la domanda di licenza, il piano prevede la richiesta di approvazione normativa già nella prima metà del 2021”, sottolinea in una nota Sanofi. L’impegno ha una ‘firma’ italiana: in prima linea ci sarà lo stabilimento di Anagni, che sarà il primo in Europa ad avviare la produzione del vaccino. Le aziende sono pronte a produrre fino a un 1 miliardo di dosi nel 2021.  “La partenza ufficiale della sperimentazione clinica segna un altro punto importante legato alla battaglia globale contro la pandemia di Covid-19. Un progresso che passa necessariamente dal gioco di squadra e dall’innesto di competenze trasversali messe a fattor comune. D’altronde le nuove sfide legate alla prevenzione nella salute passano dalle alleanze tra tutti gli attori della filiera“, ha sottolineato Mario Merlo, general manager di Sanofi Pasteur.  “Lo stabilimento di Anagni – insieme a Francia e Germania – sarà uno dei quattro impegnati nella produzione e realizzazione delle dosi del vaccino. Lo stabilimento laziale è uno dei quattro siti Sanofi in Italia ed è stato fondato nel 1973: esteso su una superficie di 450 mila metri quadrati, rappresenta il più grande impianto per liofilizzati sterili al mondo del Gruppo Sanofi ed è un centro di eccellenza a livello europeo per la produzione di prodotti farmaceutici sterili iniettabili. Lo stabilimento di Anagni risulterà il primo in Europa a mettere in campo il vaccino“, conclude la nota.  (Ultimo aggiornamento 03.09.2020)

fonte: AdnKronos

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