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No Borders, il docufilm di Caputo sulle tracce dei migranti della rotta balcanica

La rotta balcanica, solo nel 2019 è stata percorsa da più di 5.000 migranti. Migranti invisibili, altro che i barchini di Lampedusa o delle navi Ong da sempre sotto i riflettori mediatici. E in questo silenzio dei media nel solo mese di maggio sono stati oltre mille gli ingressi attraverso la rotta.

“No borders. Flusso di coscienza” di Mauro Caputo, attualmente in post produzione, è il docufilm che vuole raccontare questa fuga attraverso i boschi verso una vita migliore.

La pellicola racconta del lungo, lunghissimo viaggio sulla rotta dei Balcani che si arresta nei 242 km di confine fra l’Italia e la Slovenia, dove una moltitudine di persone, ogni giorno, entra in Italia non prima di essersi liberata da ogni traccia di identità che potrebbe essere oggetto di respingimento, finanche le loro medicine e ogni documento rilasciato nei centri accoglienza dove sono stati ospitati, portandosi solo lo stretto necessario.

«In realtà da noi stanno pochissimo – ha raccontato nelle settimane scorse il regista all’ANSA – cercano di raggiungere Francia, Germania e Spagna che sono in genere le loro mete. Da qui – aggiunge Caputo – i dati sottostimati del loro afflusso. La stessa polizia non ha troppo interesse a fermarli, a controllarli più di tanto, perché sa che da noi sono solo di passaggio. Se fossero fermati occorrerebbero traduttori, avvocati, tutto un iter complicato. Nonostante questo, la popolazione di Trieste comincia ad essere sensibile al fenomeno. Certo è più facile individuare e contare quelli che arrivano coi barconi, ma la rotta balcanica esiste e nessuno se ne accorge troppo».

«Una persona su 97 è in questo momento in fuga, almeno secondo i dati Onu ci tiene a dire Caputo – La maggior parte sono maschi adulti, meno donne e solo qualche bambino, anche se forse ultimamente ci sono più famiglie in fuga sulla rotta balcanica».

Anche per questo motivo la frase tormentone di “No Borders. Flusso di coscienza”, ripetuta più volte dalla voce fuori campo, è “Non si può fermare un fiume“, proprio a voler dire: nessuno creda di poter arginare un fenomeno diventato inevitabile.

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