ROMA – Dove finiscono i soldi che l’Italia invia alla Libia per la gestione dei migranti? Un’inchiesta presentata oggi alla Camera da SOS Mediterranee e Irpimedia rivela dati inquietanti sul programma SIBMMIL.
Il programma SIBMMIL è stato per un decennio il pilastro della cooperazione migratoria tra Italia e Libia.
Su un totale di 61,2 milioni di euro stanziati, ben il 44% del budget risulta privo di tracciabilità.
Ancora più grave è l’uso dei mezzi forniti: la motovedetta Houn 664, donata da Roma nel 2023, è stata identificata come l’imbarcazione che ha sparato contro la nave umanitaria Ocean Viking lo scorso agosto. Fondi pubblici che, invece di garantire sicurezza, sembrano alimentare un sistema di respingimenti violenti e intimidazioni contro chi soccorre.
La presentazione del dossier ha innescato una vera e propria tempesta politica. La rivelazione che quasi la metà dei fondi italiani del programma SIBMMIL non sia tracciabile, e che motovedette donate dall’Italia siano state usate per intimidire le navi SAR, ha spinto le opposizioni a chiedere la sospensione immediata del Memorandum Italia-Libia. “Non possiamo finanziare chi viola i diritti umani e attacca chi salva vite“, denunciano i parlamentari progressisti.
Anche da Bruxelles arrivano segnali di tensione: la Mediatrice UE Teresa Anjinho fa sapere di avere già avviato indagini per presunte carenze procedurali e mancanza di trasparenza nel monitoraggio dei diritti umani nei centri di detenzione libici e di aver ufficialmente aperto un’indagine sulla trasparenza dei fondi destinati al controllo delle frontiere nordafricane.
Il Memorandum, rinnovato automaticamente nel febbraio 2026, – lo ricordimo – è da anni al centro delle critiche delle Nazioni Unite. Tuttavia, è la prima volta che prove video e documentali collegano direttamente mezzi navali libici (avuti in dono da italiani) ad atti di aggressione in mare.
La società civile chiede, da diverso tempo, che la gestione dei flussi migratori torni sotto il controllo del diritto internazionale e non sia più appaltata a gruppi paramilitari.
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