Ritardo nei soccorsi. Strage nel Mediterraneo: 11 morti

La contabilità del dolore nel Mediterraneo Centrale si aggiorna con undici nuovi corpi privi di vita e due dispersi, inghiottiti dalle acque al confine tra la zona di ricerca e salvataggio (SAR) di responsabilità maltese e quella italiana. L’imbarcazione, partita tre giorni fa dalle coste della Libia con circa sessanta persone a bordo, è affondata parzialmente prima che venissuto attivati i soccorsi istituzionali. A evitare il totale annientamento delle persone a bordo è stato l’intervento di un mezzo commerciale privato, il peschereccio Tuncay Sagun-2, che ha tratto in salvo quarantotto superstiti, poi trasbordati sulle motovedette della Guardia Costiera italiana e sbarcati sul molo Favarolo di Lampedusa.

Le organizzazioni della flotta civile muovono accuse pesantissime alle autorità di Roma e La Valletta. L’equipaggio di Sea-Watch, presente sul quadrante marittimo con l’assetto aereo Seabird, ha documentato le fasi visive del naufragio denunciando come i centri di coordinamento marittimo (MRCC) fossero a conoscenza della posizione del natante in forte pericolo da molte ore, scegliendo deliberatamente di procrastinare l’invio dei mezzi di soccorso. Una ricostruzione confermata anche da Mediterranea Saving Humans, che definisce il tragico evento “una strage evitabile, frutto della prassi istituzionale dell’omissione di soccorso”.

Questo nuovo dramma si inserisce in un quadro statistico agghiacciante fornito dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM): nei primi cinque mesi del 2026, i morti e i dispersi certificati lungo la rotta centro-mediterranea hanno raggiunto quota 824, contro i 475 dello stesso periodo del 2025. Un incremento superiore al 70% che non tiene conto dei cosiddetti “naufragi fantasma”, le sparizioni di cui non rimane traccia amministrativa. L’aumento delle vittime coincide matematicamente con l’inasprimento normativo attuato in Italia dal recente Decreto Legge n. 23 del 2026 e con l’avvio delle procedure del Nuovo Patto Europeo, che prediligono il contenimento rispetto alla salvaguardia della vita umana. Dal blocco marittimo delegato ai respingimenti a terra, la Fortezza Europa trasforma il diritto d’asilo in una faglia di illegalità di Stato.

Il diritto internazionale del mare (Convenzione di Amburgo 1979 e Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare – UNCLOS) impone agli Stati costieri l’obbligo assoluto di prestare soccorso e coordinare le operazioni non appena si riceve notizia di un’imbarcazione non in assetto di navigazione, indipendentemente dalla nazionalità dei migranti o dallo status giuridico delle acque.

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